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Overtourism nautico: oltre 6.000 imbarcazioni alla Maddalena

micFrancesca Figus, Maria Siastoday3 Settembre 2026 15

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Overtourism nautico in Sardegna: Maria Sias: “Così il mare viene snaturato”

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    Overtourism nautico: oltre 6.000 imbarcazioni alla Maddalena Giuseppe Valdes

Oltre 6.000 imbarcazioni in un solo giorno nell’arcipelago de La Maddalena, a fronte di una capacità stimata intorno alle 2.005 unità. È uno dei numeri che fotografa meglio il fenomeno dell’overtourism nautico in Sardegna, diventato durante l’estate uno dei temi più delicati per la gestione delle coste e degli ecosistemi marini dell’isola.

A lanciare l’allarme sull’overtourism in Sardegna è Maria Sias, ingegnere e donna di mare, che da anni osserva l’evoluzione del turismo nautico in Sardegna. Il problema, secondo Sias, non riguarda soltanto il numero crescente di yacht, megayacht, gommoni e imbarcazioni a noleggio, ma anche l’impatto che questa concentrazione produce sulla qualità della fruizione del mare, sull’ambiente e sulla sicurezza.

Il turismo nautico rappresenta una risorsa economica importante per la Sardegna, ma la crescita delle presenze nelle baie e nelle rade più conosciute sta creando una situazione sempre più difficile da gestire. In alcune delle aree più frequentate, l’eccessiva presenza di imbarcazioni rende complicate perfino la balneazione e le immersioni, proprio quelle esperienze legate al patrimonio naturale che rappresenta una delle principali attrazioni dell’Isola.

La Maddalena, Porto Madonna (Foto Parco Nazionale Arcipelago di La Maddalena)

Overtourism nautico, il fenomeno che preoccupa la Sardegna

Il termine overtourism indica una situazione nella quale la pressione turistica supera la capacità di un territorio di sostenere un determinato numero di visitatori senza conseguenze sulla qualità dell’esperienza, sull’ambiente e sulla vita delle comunità locali. Nel caso della Sardegna, il fenomeno riguarda sempre più anche il turismo nautico.

La crescita delle presenze in mare si concentra soprattutto nei periodi di maggiore affluenza e nelle località più conosciute. Le rade del nord Sardegna, l’arcipelago della Maddalena e l’area di Tavolara sono tra gli esempi citati nell’intervista per descrivere una pressione che durante l’estate può diventare particolarmente intensa.

Secondo Sias, il punto non è mettere in discussione il turismo nautico, che rappresenta una componente importante dell’economia dell’isola, ma evitare che un numero eccessivo di imbarcazioni renda inutilizzabile o degradi proprio il patrimonio naturale che attira i visitatori.

La Maddalena, oltre 6.000 imbarcazioni in un giorno

L’arcipelago della Maddalena è uno degli esempi più evidenti del sovraffollamento nautico. Durante una giornata di agosto sono state registrate, secondo il dato citato nell’intervista, oltre 6.000 imbarcazioni, a fronte di un limite stimato in circa 2.005 unità.

La situazione è resa ancora più complessa dalla crescente dimensione delle imbarcazioni. Yacht e megayacht sempre più grandi, insieme a gommoni, moto d’acqua e barche da noleggio, concentrano una pressione significativa sulle rade più frequentate della Sardegna.

Con condizioni meteorologiche favorevoli e mare stabile, la presenza delle imbarcazioni può aumentare rapidamente, fino a trasformare baie e calette in aree di forte congestione. Per chi arriva in Sardegna alla ricerca di mare e natura, il rischio è quindi quello di trovare uno scenario molto diverso da quello immaginato.

Overtourism in Sardegna: difficoltà per chi vuole fare il bagno

Secondo Maria Sias, in alcune delle zone maggiormente frequentate diventa difficile praticare immersioni e fare il bagno in sicurezza. Il problema è legato alla concentrazione di natanti, alle moto d’acqua e alla presenza di imbarcazioni che si muovono nelle vicinanze delle aree utilizzate dai bagnanti.

La questione riguarda anche la sicurezza della navigazione. La presenza di conducenti inesperti e di imbarcazioni che viaggiano ad alta velocità può aumentare i rischi soprattutto nelle rade più affollate.

Per Sias, l’eccessiva pressione non produce quindi soltanto un problema ambientale, ma finisce per incidere direttamente sulla qualità dell’esperienza turistica. Il visitatore che sceglie la Sardegna per immergersi, nuotare e vivere il mare rischia di non poter usufruire pienamente di queste attività.

Scarichi in mare e acque nere: il nodo dei controlli

Tra le criticità evidenziate dall’ingegnere c’è anche quella relativa all’inquinamento prodotto dalle imbarcazioni. Il tema riguarda in particolare la gestione delle acque reflue e delle cosiddette acque nere, oltre agli effetti dei motori e dei gruppi elettrogeni utilizzati sulle barche.

La presenza di schiume e cattivi odori nelle acque viene indicata come uno dei segnali più preoccupanti osservati nelle aree maggiormente frequentate. Il nodo centrale riguarda però soprattutto la gestione degli scarichi e l’effettivo rispetto delle regole.

Sias pone l’accento sulla necessità di capire quante imbarcazioni conferiscano effettivamente i reflui nei porti e quante, invece, effettuino gli scarichi in mare. La questione diventa ancora più delicata quando riguarda le aree marine protette e i parchi.

Parchi marini, norme e difficoltà nell’applicazione

Il problema, secondo Sias, non è necessariamente l’assenza totale di norme. Una parte della normativa esiste già, ma occorre garantire che le disposizioni siano concretamente applicabili e che ci siano strumenti di controllo adeguati.

Tra gli aspetti da monitorare ci sono gli scarichi, gli ancoraggi, il rispetto dei fondali, il rumore e l’inquinamento acustico. Senza controlli efficaci, il rischio è che le regole rimangano sulla carta proprio nei periodi in cui la pressione turistica raggiunge il livello massimo.

La Regione Sardegna ha inoltre evidenziato il tema delle competenze degli operatori dei parchi, con particolare riferimento alla possibilità di effettuare controlli e sanzionare direttamente le violazioni. Per Sias, occorre rafforzare gli strumenti di attuazione della normativa per permettere alle autorità di intervenire realmente.

Overtourism in Sardegna: Tavolara e le “discoteche galleggianti”

Un altro fenomeno riguarda quello delle feste private a bordo di yacht e catamarani. Musica, gruppi elettrogeni e intrattenimento notturno possono creare un forte impatto acustico nelle baie, comprese quelle caratterizzate da particolare pregio naturalistico.

Tra gli esempi citati c’è Tavolara, indicata da Sias come una delle rade più belle e importanti dal punto di vista ambientale. La presenza di feste a bordo nelle aree protette, secondo il racconto, rischia di trasformare il carattere del luogo e di compromettere la fruizione da parte degli altri visitatori.

Musica, motori e rumore: cresce l’inquinamento acustico

L’inquinamento acustico in mare è un aspetto spesso meno visibile rispetto a quello prodotto dagli scarichi, ma secondo Sias rappresenta una criticità crescente. Il rumore arriva dalle moto d’acqua, dai motori, dai gruppi elettrogeni e dalla musica delle feste a bordo. In alcune rade, la presenza contemporanea di molte imbarcazioni può trasformare anche le ore notturne in una fonte di disturbo.

Il problema assume particolare rilevanza nelle aree che vengono promosse proprio per la loro natura, il silenzio e la qualità ambientale. Un turismo nautico senza adeguati limiti rischia così di entrare in contraddizione con la stessa immagine della Sardegna come destinazione naturalistica.

Moto d’acqua e sicurezza: la richiesta di maggiori verifiche

Sias richiama inoltre l’attenzione sull’utilizzo delle moto d’acqua, che possono raggiungere velocità elevate e muoversi nelle vicinanze di altre imbarcazioni. La richiesta è quella di aumentare i controlli sul rispetto delle regole e, in particolare, sulla regolarità dei conducenti e sul possesso dei requisiti necessari.

In una rada molto affollata, la velocità e la presenza contemporanea di numerosi natanti possono infatti aumentare il rischio di incidenti. Il tema della sicurezza si intreccia quindi con quello dell’overtourism: più aumenta la concentrazione delle imbarcazioni, maggiore diventa la necessità di controllo e coordinamento.

La fuga dalla Costa Azzurra come precedente

Nel racconto di Maria Sias emerge anche il riferimento alla Costa Azzurra degli anni Ottanta e Novanta, un territorio che l’ingegnere conosce per esperienza diretta della navigazione. Sias descrive una situazione nella quale l’elevata concentrazione di imbarcazioni aveva contribuito a rendere alcune aree meno piacevoli e meno fruibili, nonostante la straordinaria bellezza del territorio.

Il timore è che un fenomeno simile possa verificarsi oggi anche in Sardegna. Il paragone serve soprattutto a evidenziare il rischio di un modello turistico che, se non governato, può arrivare a compromettere la risorsa naturale sulla quale si basa la stessa attrattività della destinazione.

Quale futuro per il turismo nautico in Sardegna

La questione dell’overtourism nautico in Sardegna pone quindi un problema di capacità di carico delle coste e delle aree marine. La domanda è quante imbarcazioni possano essere presenti contemporaneamente in una rada senza compromettere ambiente, sicurezza e qualità della balneazione.

Per Sias, la Sardegna dovrebbe puntare su regole più efficaci, controlli costanti e una gestione dei flussi nautici capace di tutelare le aree più fragili. Particolare attenzione dovrebbe essere riservata ai parchi marini, alle rade maggiormente frequentate e alle zone dove la pressione delle imbarcazioni raggiunge i livelli più elevati.

Il tema riguarda anche la qualità del turismo che la Sardegna vuole attrarre. Un visitatore interessato al mare, ai fondali, alla natura e alla tranquillità non cerca necessariamente un mare affollato da centinaia di imbarcazioni, musica ad alto volume e moto d’acqua.

La sfida indicata da Maria Sias è quindi quella di evitare che la crescita del turismo nautico finisca per trasformarsi in un problema ambientale e turistico. Perché tutelare il mare significa anche preservare il valore economico e paesaggistico che la Sardegna offre a chi sceglie l’isola per vivere il suo patrimonio naturale.

 

Intervista a cura di Francesca Figus

Caffè Corretto del 03-09-2026

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