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Palio di Siena, Massimo Coghe racconta il legame con Sardegna Manuel Cozzolino
Il Palio di Siena continua a parlare sempre più sardo grazie ai numerosi fantini isolani e agli anglo-arabi allevati in Sardegna, autentici protagonisti della corsa più celebre d’Italia. “Noi abbiamo il cavallo nel Dna e non credo esista un’altra regione con una cultura ippica come quella della Sardegna“, sottolinea Massimo Coghe, fantino originario di Norbello e vincitore del Palio in tre occasioni.

Secondo Massimo Coghe, il Palio di Siena non rappresenta soltanto una manifestazione estiva, ma costituisce il centro della vita sociale e culturale della città durante tutto l’anno. “Siena vive in funzione del Palio, le contrade restano aperte trecentosessantacinque giorni l’anno e organizzano continuamente attività per la propria comunità“, spiega il fantino.
Nel corso dell’intervista emerge il motivo della presenza costante dei fantini sardi tra i protagonisti della manifestazione, frutto di una lunga tradizione e di un rapporto naturale con il cavallo. “Hanno provato più volte a mettersi d’accordo per limitarci, ma non ci sono mai riusciti perché siamo davvero tanti“, racconta Coghe con un sorriso.
Uno degli elementi distintivi del Palio di Siena resta il forte legame con gli allevamenti sardi, dai quali proviene gran parte dei cavalli destinati alla corsa senese. “Molti arrivano dalla Sardegna dopo aver già corso nell’isola, anche se alcuni raggiungono Siena quando hanno quattro o cinque anni“, precisa Massimo Coghe.
Tra gli argomenti affrontati emerge anche il peso che hanno cavallo e fantino nella conquista della vittoria, tema da sempre al centro del dibattito tra appassionati. “Direi sessanta per cento fantino e quaranta cavallo, perché un grande fantino può fare la differenza anche nelle situazioni più complicate“, afferma Coghe.
Per chi conquista almeno una volta il Palio di Siena, il successo assume un valore destinato a durare per tutta la vita, ben oltre il risultato sportivo. “È una gioia indescrivibile e ovunque abbia vinto mi sono portato dietro un pezzo di popolo che continua ancora oggi a volermi bene”, racconta il fantino sardo.
Anche Giuseppe Deiana, Caporedattore de L’Unione Sarda, profondo conoscitore del Palio, evidenzia come la corsa rappresenti molto più di una semplice sfida tra contrade. “Ci sono persone che non hanno mai visto vincere la propria contrada e l’attesa della mossa diventa un’emozione difficile da spiegare“, osserva Deiana, descrivendo l’intensità vissuta in Piazza del Campo.
Intervista a cura di Andrea Sechi
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