Intervista a cura di Egidiangela Sechi
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Perché in Sardegna le donne lavorano meno degli uomini? Manuel Cozzolino
Il lavoro femminile in Sardegna resta segnato da profonde disuguaglianze rispetto agli uomini, tra occupazione più bassa, salari inferiori e maggiore precarietà nei settori del turismo e dei servizi. Secondo Nella Milazzo, segretaria generale Filcams, il tasso di occupazione femminile nell’isola è inferiore di 14 punti rispetto a quello maschile, un dato che evidenzia una forte disparità strutturale. “Le donne faticano ancora a entrare nel mercato del lavoro e questo fotografa una situazione grave, che dimostra quanto sia ancora lontana una reale parità occupazionale”, sottolinea Milazzo.

La disparità di genere emerge anche nelle retribuzioni, con una differenza salariale che in Sardegna può arrivare fino a 8.000 euro l’anno tra uomini e donne. Nei settori del commercio, dei servizi e del turismo, dove la presenza femminile è maggiore, molte lavoratrici affrontano contratti instabili e part-time involontario. “La maggior parte delle donne vive una condizione precaria, con lavori poco stabili e di scarsa qualità, spesso segnati da part-time non scelti ma subiti”, afferma la segretaria Filcams.
Un altro fattore che amplifica il divario occupazionale riguarda il lavoro di cura, che continua a ricadere quasi esclusivamente sulle donne all’interno delle famiglie. Molte lavoratrici devono conciliare l’attività professionale con l’assistenza a figli, anziani o familiari non autosufficienti, riducendo spesso le opportunità di carriera. “Il lavoro di cura è ancora scaricato sulle famiglie e, dentro le famiglie, sono quasi sempre le donne a occuparsene”, evidenzia Nella Milazzo.
Nonostante la forte presenza femminile nel turismo e nei servizi, le donne restano poco rappresentate nei ruoli decisionali, soprattutto nelle posizioni di vertice. Nel settore turistico, ad esempio, solo il 7% degli amministratori delegati è donna, mentre gran parte della forza lavoro è composta da lavoratrici. “Le mansioni più umili vengono spesso affidate alle donne, mentre i ruoli apicali restano prevalentemente maschili: è una visione culturale sbagliata che dobbiamo superare”, afferma la segretaria Filcams.
Tra le proposte per ridurre la disparità nel lavoro femminile emergono strumenti come certificazione della parità di genere, incentivi alle imprese e politiche pubbliche mirate.
Secondo la Filcams, servono interventi legislativi concreti per promuovere occupazione e retribuzioni eque, oltre a politiche economiche che valorizzino il contributo delle lavoratrici. “È arrivato il momento di trovare le risorse per garantire davvero la parità salariale, perché valorizzare il lavoro delle donne significa rafforzare l’economia del Paese”, sottolinea Nella Milazzo.
Anche smart working e orari flessibili possono contribuire a migliorare l’equilibrio tra lavoro e vita familiare, soprattutto per le lavoratrici con responsabilità di cura. Dopo l’emergenza pandemica, però, molte aziende hanno ridotto o eliminato queste modalità organizzative, limitando uno strumento che aveva mostrato risultati positivi. “Dove possibile, lo smart working dovrebbe restare una soluzione mista, perché aiuta le donne a conciliare lavoro e famiglia evitando che rinuncino all’occupazione”, conclude la segretaria Filcams.
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