Intervista a cura di Massimiliano Rais
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Ostensione di San Francesco: 400 mila fedeli alla Basilica di Assisi Massimiliano Rais, Padre Maurizio Picchedda
L‘ostensione di San Francesco è un evento che sta segnando profondamente il 2026 religioso italiano. Iniziata il 22 febbraio, durerà fino al 22 marzo e sta richiamando ad Assisi oltre 400 mila fedeli provenienti da tutta Italia e dall’estero. Un flusso continuo di pellegrini verso la Basilica di San Francesco d’Assisi, dove le spoglie del Santo sono state esposte in modo del tutto straordinario. Si tratta della prima ostensione prolungata in 800 anni, ovvero dalla morte del santo.

Normalmente il corpo di San Francesco d’Assisi, di cui restano solo le ossa, non è visibile: è custodito in un sarcofago di pietra nella cripta della Basilica. Per questa occasione unica, le reliquie sono state estratte dal sarcofago e collocate in una teca ai piedi dell’altare, permettendo ai fedeli di sostare in preghiera davanti ai resti mortali del Santo. Si tratta di un evento rarissimo, che sta generando una partecipazione superiore a ogni previsione.
Padre Maurizio Picchedda, vicario del convento dei Frati Cappuccini di via Sant’Ignazio a Cagliari, ha spiegato il significato profondo di questa ostensione: “È una grande emozione. Anche diversi nostri frati sono già andati ad Assisi per vedere le reliquie del nostro padre fondatore. Un’esposizione così lunga non si era mai vista: è un fatto davvero eccezionale”.
L’ultima ostensione risaliva alla fine degli anni settanta, ma mai per un periodo così esteso: “San Francesco è uno dei santi più amati della cristianità. Vedere le sue ossa è come incontrarlo spiritualmente. È un modo concreto per sentirlo vicino, per contemplare quelle reliquie destinate alla risurrezione”. Non è un caso che la Basilica sorga sul cosiddetto Colle del Paradiso: per molti fedeli, sostare davanti alle spoglie del Santo significa vivere un’esperienza di fede intensa, quasi un anticipo della dimensione eterna.
L’ostensione assume un valore ancora più forte alla luce dei conflitti che segnano l’attualità internazionale: “San Francesco è uomo di pace, fratello universale”, ricorda padre Picchedda. “Il suo messaggio è quello della pace di Cristo”. Francesco non si limitò a predicare: andò in Oriente, in Egitto, in Terra Santa, incontrando anche il mondo musulmano.
Il suo fu un gesto profetico di dialogo e riconciliazione. Oggi, mentre l’umanità rivive l’incubo delle guerre, il suo esempio appare straordinariamente attuale. Il Santo di Assisi è una figura capace di parlare credenti e non credenti, proprio perché incarna un ideale universale di fraternità.
Un altro elemento centrale è l’amore per il creato. “Francesco amava la natura perché vedeva in essa l’impronta del Creatore”, spiega padre Maurizio. Non si trattava di un amore superficiale, ma di una visione spirituale profonda: in ogni creatura riconosceva un riflesso di Dio.
In un tempo segnato dalla crisi ambientale e dalla devastazione del pianeta, il suo messaggio risuona con forza. Non a caso Papa Francesco ha scelto il nome del Santo di Assisi per il suo pontificato, richiamando esplicitamente la povertà evangelica, l’attenzione ai poveri e la custodia del creato: “Francesco è un Vangelo vivente”, sottolinea padre Picchedda. “La sua attualità sta proprio qui: non è stato solo un grande uomo, ma un cristiano nel senso più pieno”.
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