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Protesta Eurallumina, operai sul silo a Portovesme Fabio Leoni
La protesta degli operai Eurallumina a Portovesme torna al centro dell’attenzione nazionale dopo l’azione estrema di quattro lavoratori, saliti sul silo tre per chiedere un intervento urgente del governo. Le condizioni meteo difficili non hanno fermato la mobilitazione, segno di un malessere radicato che dura da anni. Come ricorda Enrico Pulisci, delegato Filcams Cgil, “dormire qui in quota è difficile, ma questo si sopporta dopo tanti anni di lotta per la nostra fabbrica”. La vertenza riguarda la sopravvivenza industriale di un territorio già colpito da crisi profonde.

Secondo i lavoratori, la convocazione fissata dal governo per il 10 dicembre è troppo lontana rispetto all’urgenza della situazione. Gli operai chiedono un’accelerazione istituzionale e lo sblocco delle procedure legate alle sanzioni patrimoniali che paralizzano lo stabilimento. Pulisci spiega che “il nostro auspicio è che oggi arrivino gli strumenti necessari per far sopravvivere la fiammella della speranza delle 1500 buste paga coinvolte”. La vertenza non riguarda solo Eurallumina, ma l’intero indotto industriale del Sulcis.
Al centro del blocco produttivo ci sono le sanzioni applicate allo stabilimento perché riconducibile, tramite quote Rusal, a un oligarca russo. Una misura applicata solo in Italia, mentre altri tre impianti europei legati allo stesso gruppo continuano a produrre. “Il paradosso”, afferma Pulisci, “è che Irlanda, Germania e Svezia non hanno subito blocchi, mentre noi siamo commissariati e impossibilitati a investire”. Il recente DPCM che autorizza il metanodotto e l’ormeggio della nave FSRU a Santa Giusta rappresenta un passo avanti, ma resta insufficiente per sbloccare l’intera vicenda.
Gli operai chiedono fondi immediati per coprire le manutenzioni e impedire il fallimento societario, stimati in 24 milioni di euro l’anno. Il sito continua infatti a operare H24 nelle attività ambientali e di bonifica, che non possono essere interrotte. Pulisci sottolinea che “qualcuno deve sostenere questi costi se vogliamo evitare il tracollo definitivo e avviare i 300 milioni di investimenti previsti nei prossimi due anni”. Senza la revoca delle sanzioni, ogni progetto industriale resta bloccato e con esso la prospettiva occupazionale del Sulcis.
Intervento a cura di Paola Pilia
Caffè Corretto del 18-11-2025
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