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Referendum sulla giustizia, cosa cambia dopo il voto?

today24 Marzo 2026 53

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Referendum: perché tanti italiani hanno votato?

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    Referendum sulla giustizia, cosa cambia dopo il voto? Giuseppe Valdes

Il giorno dopo il referendum, la politica italiana prova a tirare le somme di un risultato che ha avuto un forte impatto sia sul piano istituzionale sia su quello politico. Il governo, guidato da Giorgia Meloni, parla di “occasione persa”, mentre il Campo Largo guarda già avanti, tra ipotesi di primarie e strategie per rafforzare l’alleanza tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. Tuttavia resta centrale una domanda: cosa ha realmente determinato il voto degli italiani?

Referendum (Immagine simbolo)

L’analisi tecnica del voto: i due punti chiave secondo Carlo Dore

Secondo Carlo Dore, professore di diritto privato all’Università di Cagliari, il voto referendario offre due importanti spunti di riflessione. Il primo riguarda la presenza in Italia di una larga fetta di elettorato che non si riconosce nei partiti, ma si identifica profondamente nei valori della Costituzione.

Non solo nei principi fondamentali, ma anche nel sistema di equilibri e nel modello democratico delineato dalla Carta. Ogni volta che questo sistema viene percepito come messo in discussione, questo elettorato tende a mobilitarsi in modo significativo, spiegando così l’alta affluenza.

Il secondo elemento riguarda la percezione della riforma, vista da molti come una riforma di parte, promossa da una specifica area politica. Questo ha portato una parte consistente dell’elettorato a reagire in difesa del modello di democrazia costituzionale, rafforzando il significato politico del voto.

Referendum: cosa cambia all’indomani dal voto? 

Guardando al futuro, il tema centrale diventa la possibilità di trovare una sintesi condivisa per il bene della giustizia. Occorre ripartire dai problemi reali del sistema giudiziario, tra cui la carenza di magistrati, la mancanza di organici e strutture adeguate, oltre alla necessità di una revisione dei riti.

Un punto fondamentale riguarda il rispetto del modello di magistratura previsto dalla Costituzione, che il voto ha di fatto confermato. In questo contesto, diventa essenziale evitare sia la delegittimazione della magistratura sia l’attribuzione di responsabilità che non le competono.

Durante la campagna referendaria, infatti, non sono mancati esempi di strumentalizzazione da entrambe le parti, con messaggi spesso estremizzati: da un lato il timore di derive autoritarie, dall’altro scenari allarmistici privi di fondamento.

Voto ideologico e criticità della riforma

Infine, il docente sottolinea come il voto ideologico faccia parte del gioco democratico, ma evidenzia anche che alcune criticità della riforma — in particolare quelle relative all’assetto del CSM, alla creazione dell’Alta Corte e ai meccanismi di sorteggio — siano state realmente percepite dagli elettori.

La possibilità di arrivare a una riforma condivisa esiste, ma — conclude Dore — richiede un cambio di metodo: un percorso più inclusivo, equilibrato e coerente con i principi costituzionali.

Intervista a cura di Simona De Francisci

La Strambata del 24-03-2026

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