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A Domus De Maria il ciclone riporta alla luce antichi reperti archeologici

today22 Gennaio 2026 119

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Le mareggiate a Domus De Maria, fanno riaffiorare tombe e reperti archeologici fenici

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    A Domus De Maria il ciclone riporta alla luce antichi reperti archeologici Egidiangela Sechi, Maria Antonietta Mongiu

Le violente mareggiate causate dal recente ciclone hanno riportato alla luce tombe e reperti archeologici sulla spiaggia di Domus De Maria, nel territorio di Chia. «Le mareggiate, pur essendo eventi naturali anche distruttivi, spesso consentono ritrovamenti straordinari che permettono di rileggere le nostre coste in chiave storica», spiega l’archeologa Maria Antonietta Mongiu.

I ritrovamenti (foto Carabinieri)

Un’area archeologica già nota agli studiosi

Il tratto costiero di Domus De Maria è da tempo conosciuto dagli archeologi per precedenti rinvenimenti funerari, emersi durante lavori edilizi nelle aree retrostanti la spiaggia. «Parliamo di un’area ben conosciuta, dove in passato emersero sepolture risalenti almeno alla fase fenicia dell’orientalizzante, intorno al 750 avanti Cristo», sottolinea Mongiu.

Immagine rappresentativa.

Le mareggiate come fattore di scoperta archeologica

Il moto ondoso rappresenta un elemento strutturale delle coste sarde, capace talvolta di riportare in superficie testimonianze archeologiche rimaste sepolte per secoli.
«Ricordo il tofet di Nora, venuto alla luce proprio grazie a una mareggiata, a dimostrazione che questi eventi possono rivelarsi occasioni preziose per la ricerca», afferma Mongiu in collegamento con Radiolina.

Collegamenti con l’antica città portuale di Bithia

I reperti rinvenuti potrebbero essere collegati all’antica città portuale di Bithia, nodo strategico delle rotte di piccolo cabotaggio nel Mediterraneo occidentale. «Questi approdi naturali erano utilizzati fin dall’età del Bronzo e diventarono empori fenici, poi città strutturate in epoca punica», evidenzia Mongiu.

Anfore, tombe e continuità culturale nel tempo

Le anfore individuate potrebbero essere state utilizzate come contenitori funerari, una pratica diffusa soprattutto in ambito fenicio e punico. «Bisogna capire se si tratta di incinerazioni o deposizioni scheletriche, perché ogni dato aiuterà a chiarire la lunga continuità d’uso dell’area», precisa Mongiu.

Reperti archeologici a Domus De Maria: i prossimi passi

Nei prossimi giorni la Soprintendenza avvierà le verifiche per documentare e mettere in sicurezza i materiali, valutando eventuali indagini esplorative.
«Lo scavo è come un intervento chirurgico ed è sempre l’ultima ratio, prima occorre studiare con attenzione il contesto emerso», conclude Mongiu.

A cura di Egidiangela Sechi – Giornalista di Videolina
La Strambata del 22-01-2026

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