Sanità in Sardegna, Luigi Mascia (CIMO): carenza di medici, pronto soccorso sovraffollati e senza assistenza
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Sanità in Sardegna, l’allarme del sindacato dei medici: “Programmazione sbagliata e pronto soccorso sotto pressione” Massimiliano Rais e Luigi Mascia
La sanità in Sardegna attraversa una fase di forte difficoltà, tra carenza di medici, ospedali sovraccarichi e servizi territoriali insufficienti. Il tema è stato affrontato nell’intervista al segretario regionale del CIMO, Luigi Mascia, che ha analizzato la situazione partendo dalle criticità organizzative del sistema sanitario. Il sindacalista ha sottolineato che il problema nasce da scelte strategiche errate. “L’errore è stato nella programmazione sanitaria, che ha privato gli ospedali di un numero sufficiente di specialisti”, ha dichiarato Mascia, evidenziando le conseguenze dirette sui servizi e sull’assistenza ai cittadini.

Turni impossibili e ospedali sotto pressione
Negli ospedali sardi i medici affrontano turni sempre più pesanti, mentre la domanda di assistenza continua a crescere. Secondo Mascia, la situazione attuale è molto diversa rispetto al passato e richiede interventi strutturali urgenti. “Il contesto di oggi è completamente diverso rispetto a quello di dieci anni fa”, ha spiegato il segretario regionale del CIMO. La carenza di specialisti, unita all’aumento degli accessi in pronto soccorso, rende difficile garantire servizi adeguati. Molti pazienti si rivolgono direttamente agli ospedali anche per problemi minori, aggravando ulteriormente il carico di lavoro del personale sanitario.
Medicina territoriale indebolita e comuni senza medici
Un’altra criticità riguarda la medicina territoriale, che secondo il sindacato è stata progressivamente indebolita negli ultimi anni. Questo ha ridotto il filtro tra cittadini e strutture ospedaliere, contribuendo al sovraffollamento dei pronto soccorso. “Non possiamo dare la colpa alla medicina di base, perché è stata trascurata e lasciata senza strumenti”, ha precisato Mascia. In molte aree della Sardegna, soprattutto nei piccoli comuni, mancano medici di famiglia e pediatri. In alcuni territori, per raggiungere il massimale di assistiti, i professionisti sono costretti ad aprire più ambulatori con costi elevati e senza adeguato supporto.

Medici a gettone e il nodo degli specializzandi
Il dibattito riguarda anche il ricorso ai cosiddetti medici a gettone nei pronto soccorso, una soluzione emergenziale adottata da diverse strutture sanitarie. Il CIMO ha espresso più volte perplessità su questo modello, ritenendolo poco efficace per garantire continuità e qualità dell’assistenza. “Abbiamo moltissimi specializzandi che potrebbero offrire un lavoro molto più qualificato”, ha affermato Mascia. Secondo il sindacalista, valorizzare i giovani medici potrebbe aiutare sia gli ospedali periferici sia il territorio, oggi spesso privi di personale sufficiente per rispondere alle esigenze della popolazione.