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Sant’Efisio 2026, festa tra devozione e sobrietà: il simulacro sarà portato a spalla dai fedeli Fabio Leoni
La festa di Sant’Efisio 2026 rinnova un voto nato nel 1657, quando Cagliari ringraziò il santo per la liberazione dalla peste. L’Arciconfraternita coordina da mesi ogni fase organizzativa, confermando il valore religioso e identitario della celebrazione più amata dai sardi. Il presidente Andrea Loi ha spiegato: “Stiamo navigando a vista e organizzando momento per momento”, riferendosi alle difficoltà emerse nelle ultime settimane. Nonostante gli imprevisti, resta confermato un programma capace di unire tradizione popolare, partecipazione civile e forte raccoglimento spirituale.

L’edizione 2026 di Sant’Efisio si annuncia più essenziale, con una forte attenzione al significato religioso del pellegrinaggio verso Nora. Secondo Andrea Loi, la celebrazione potrebbe trasformarsi in un richiamo collettivo a vivere il voto con maggiore autenticità interiore. Il presidente dell’Arciconfraternita ha dichiarato: “Quest’anno dovrebbe essere un’edizione molto più sobria e orientata soprattutto verso l’aspetto spirituale”. Saranno comunque garantite le tradizionali soste e i tempi storici del simulacro lungo tutte le tappe previste dal percorso.
Per motivi organizzativi, il simulacro viaggerà inizialmente su un mezzo privato con la struttura protettiva già utilizzata durante il periodo pandemico. All’arrivo nei centri coinvolti, il santo sarà affidato ai fedeli locali che lo trasporteranno a spalla con massima attenzione. Andrea Loi ha confermato: “Abbiamo intenzione di consegnarlo perché venga trasportato a spalla dai fedeli dei posti che toccheremo”. Da Sarroch, l’assessora Rebecca Scano ha aggiunto: “È uno dei momenti forse più toccanti”, parlando dell’ingresso notturno atteso dalla comunità.
Intervista a cura di Simona De Francisci
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