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Sanità in Sardegna: pazienti sardi costretti a viaggiare per curarsi

today12 Febbraio 2025 148

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Sanità in Sardegna: dati allarmanti tra chiusure e tagli 

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    Sanità in Sardegna: pazienti sardi costretti a viaggiare per curarsi Paola Pilia

Nel 2022 la mobilità sanitaria della Sardegna mostra un saldo negativo di 96,3 milioni di euro che la pone tra le regioni con dati negativi moderati. Di conseguenza, proseguono i “viaggi della speranza” per i pazienti sardi che si spostano, soprattutto nel nord Italia, per ricevere cure adeguate.


Un medico con un paziente

Il divario tra nord e sud si amplia

Secondo i dati elaborati dalla Fondazione Gimbe, il 2022 ha confermato ulteriormente il peggioramento dello squilibrio tra Nord e Sud, con un flusso enorme di pazienti e risorse economiche in uscita dal Mezzogiorno verso le regioni più attrattive: Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. In Sardegna, inoltre, il valore percentuale della mobilità sanitaria erogata da strutture private accreditate, per ricoveri ordinari, day hospital e specialistica ambulatoriale, si attesta sul 22,8%.

Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, avverte: “Il divario tra Nord e Sud non è più solo una criticità, ma una frattura strutturale del Servizio Sanitario Nazionale, che rischia di aggravarsi con la recente approvazione della legge sull’autonomia differenziata. Senza adeguati correttivi, questa riforma finirà per cristallizzare e legittimare le diseguaglianze, trasformando il diritto alla tutela della salute in un privilegio legato al Cap di residenza”.

Sanità in Sardegna: medici e posti letto: una crisi sanitaria preoccupante

L’invecchiamento della popolazione e il crescente bisogno di cure si scontrano, tuttavia, con una riduzione del personale medico e dei luoghi di cura. Negli ultimi dieci anni, infatti, la Sardegna ha perso:

  • Oltre 600 posti letto
  • Diverse unità ospedaliere e specialisti
  • Quattro strutture di ricovero
  • 332 medici di base

Dati allarmanti emergono dall’ultimo Annuario del Ministero della Salute, che mostrano un trend negativo in tutta Italia. In un decennio, a livello nazionale, infatti, sono stati chiusi 74 ospedali (-7%) e eliminati oltre 10.500 posti letto tra strutture pubbliche e private.

Ortopedia, in particolare, sembra essere tra le specialità più colpite. Emanuele Cabras, medico del Brotzu e rappresentante aziendale Cimo-Fesmed, denuncia: “Con la chiusura dell’ospedale Marino e il ridimensionamento legato al Covid, molti posti letto di Ortopedia e Traumatologia sono stati sacrificati e mai recuperati”.

Il caso del punto nascita di Lanusei arriva in parlamento

Un’altra emergenza sanitaria riguarda la chiusura del punto nascita dell’ospedale “Nostra Signora della Mercede” di Lanusei, sospeso dal 2021 e mai riattivato. Di conseguenza, le donne dell’Ogliastra sono costrette a lunghi e rischiosi spostamenti per partorire.

Il presidente della Commissione Affari Sociali e Salute della Camera, Ugo Cappellacci, ha presentato un’interrogazione parlamentare, dichiarando: “Nonostante l’Asl avesse parlato di una chiusura temporanea per carenza di pediatri, la situazione non è mai cambiata. Un territorio con oltre 57.000 abitanti è stato privato di un servizio essenziale”.

Cappellacci chiede, dunque, un intervento urgente del Ministero della Salute, sottolineando che il criterio del numero minimo di nascite non può giustificare la chiusura quando le alternative sono lontane e difficoltose. “Il punto nascita di Lanusei deve riaprire”, conclude.

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A cura di Paola Pilia
La Strambata del 12-02-2025

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