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Sardegna, autonomia differenziata: la Consulta cambia le regole Manuel Cozzolino
La Corte Costituzionale ha parzialmente bocciato la legge sull’autonomia differenziata in Sardegna, dichiarando illegittimi 7 articoli del testo. Nonostante ciò, il ministro Calderoli ha sottolineato che “l’impianto della legge ha retto“. La sentenza segna un punto cruciale per il rapporto tra Stato e Regioni, definendo limiti chiari nell’attribuzione di competenze.

La Consulta ha stabilito che alle Regioni non possono essere affidate intere materie di competenza, ma solo specifiche funzioni legislative e amministrative. Questo principio evita una frammentazione delle competenze, rafforzando l’integrazione tra i diversi livelli di governo. La decisione segna un ritorno al principio di sussidiarietà, come spiegato da Gianmario Demuro, docente di Diritto Costituzionale all’Università di Cagliari. Un aspetto fondamentale è che la legge Calderoli non si applica alle Regioni a statuto speciale. Questo garantisce un trattamento distinto per territori come Sardegna e Sicilia, il cui rapporto con lo Stato centrale è regolato da norme costituzionali specifiche.

Demuro ha sottolineato che “il rapporto tra Regioni e Stato non è di separazione, ma di integrazione“. Ogni livello di governo, dal più piccolo al più grande, deve lavorare in modo coordinato, evitando contrapposizioni. La sentenza rafforza quindi l’idea di un sistema in cui le competenze sono distribuite per collaborare, non per dividere. La decisione della Corte Costituzionale pone paletti importanti all’autonomia differenziata, ribadendo che deve essere uno strumento di integrazione e non di frammentazione.
Intervista a cura di Nicola Scano
La Strambata del 18-11-2024
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