L’acquazzone che ha bagnato la Sardegna nella notte ha portato sollievo solo apparente. Nonostante le precipitazioni abbiano inzuppato tifosi e campi sportivi, la domanda resta una: quanta di quell’acqua sarà davvero utile? “In Italia, e anche in Sardegna, si trattiene mediamente solo il 10-11% di ciò che cade dal cielo,” ha ricordato il direttore de L’Unione Sarda, Emanuele Dessì, sottolineando l’inefficienza strutturale del sistema di raccolta idrica.

La Sardegna possiede il numero più alto di dighe in Italia, ma molte sono ormai inadatte a trattenere l’acqua in modo efficace. “Le dighe sono state costruite dove un tempo c’erano i bacini idrografici naturali, ma con i cambiamenti climatici la situazione è completamente mutata,” ha spiegato Dessì. Gli esperti invocano da decenni la creazione di interconnessioni tra le dighe, intervento essenziale per gestire meglio le risorse idriche. Tuttavia, i lavori non sono ancora partiti.
Le 150 stazioni di rilevamento idropluviometrico sparse sull’isola aiutano a comprendere quanta pioggia cada realmente, ma non bastano per risolvere il problema. “Speriamo di scongiurare le restrizioni per le campagne del Sulcis, che dovrebbero scattare già da domani,” ha dichiarato Dessì. L’obiettivo resta ripristinare l’erogazione continua dell’acqua nei comuni del Nord Sardegna, da mesi penalizzati dalla siccità.
Il Lago Omodeo, una volta tra i più grandi invasi artificiali d’Europa, oggi è il simbolo della crisi idrica sarda. “Fa impressione vedere le sponde secche del lago, ritratto fino a mostrare una capienza intorno al 40%,” ha osservato Dessì. Sebbene la stagione delle piogge sia appena iniziata, la fiducia nel meteo è sempre più fragile e la preoccupazione per un futuro fatto di “acqua a giorni alterni” cresce in tutta l’isola.
Intervista a cura di Luca Neri
Caffè Corretto del 31-10-2025
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