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Sardegna, l’overtourism invade anche piscine naturali e cascate Fabio Leoni
L’aumento delle presenze turistiche in Sardegna sta raggiungendo anche piscine naturali, cascate e angoli dell’interno, dove l’equilibrio ambientale appare particolarmente fragile. Nicola Anedda, guida ambientale sul Flumendosa, racconta un fenomeno che osserva quotidianamente durante le escursioni, tra crescita dell’interesse e rischi concreti. «C’è stato sicuramente un incremento dell’interesse verso questi luoghi e quindi dell’affluenza, e questo può avere anche degli effetti negativi», sottolinea Anedda. L’overtourism non riguarda quindi soltanto le spiagge più celebri, ma coinvolge progressivamente anche territori nascosti, richiedendo maggiore consapevolezza da parte dei visitatori.

Secondo Nicola Anedda, i luoghi più difficili da raggiungere conservano spesso una maggiore protezione naturale grazie alla preparazione richiesta ai visitatori. «Questi posti fungono da selettori: vi si recano solo persone realmente appassionate che raramente sporcano o lasciano il luogo peggio di come l’hanno trovato», spiega. Il problema maggiore emerge invece nelle aree facilmente accessibili, dove l’afflusso può crescere rapidamente senza una corrispondente attenzione verso la tutela ambientale. L’esperto invita quindi a distinguere il turismo consapevole dalla semplice ricerca della fotografia, spesso associata a comportamenti poco rispettosi del territorio.
Durante gli aquatrek sul Flumendosa, la guida applica alcune regole precise per limitare l’impatto delle escursioni sull’ambiente e sul letto del fiume. «Non andare in gruppi troppo numerosi e camminare in fila indiana per ridurre al massimo il calpestio del letto del fiume», raccomanda Anedda. Anche l’utilizzo delle creme solari merita attenzione, privilegiando prodotti naturali e biodegradabili durante le attività acquatiche, per limitare l’impatto sulle acque. Le escursioni prevedono inoltre piccoli gruppi, carpooling e briefing iniziali, trasformando la giornata in un’esperienza istruttiva, coinvolgente e rispettosa delle fragilità naturali.

Per Anedda, la tutela della Sardegna selvaggia non passa soltanto attraverso divieti e limitazioni, ma soprattutto attraverso una maggiore conoscenza dei luoghi visitati. «Se si sensibilizzano le persone, tutto il resto viene da sé: conoscere vuol dire essere più sensibili e, di conseguenza, rispettare», afferma. L’obiettivo diventa quindi costruire un rapporto più consapevole con piscine naturali, cascate e corsi d’acqua dell’isola, evitando comportamenti capaci di alterarne l’equilibrio naturale. Visitare questi paradisi resta possibile, ma richiede comportamenti responsabili, gruppi contenuti e attenzione costante, affinché l’overtourism non comprometta proprio ciò che rende preziosi questi territori.
Intervista a cura di Alessandra Ragas
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