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Scuola, tetto agli stranieri in classe e divieto di burqa e niqab Luca Neri, Gianni Zanata
Il tetto agli studenti stranieri in classe e il possibile divieto di burqa e niqab nelle scuole sono al centro del dibattito politico dopo le recenti dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. A discuterne è Gianni Zanata, giornalista di Sardegna 1. Il confronto parte proprio dalle parole della premier e dalla possibilità che queste nuove proposte rappresentino anche un segnale rivolto all’elettorato di destra, in un momento nel quale il confronto politico sembra assumere toni sempre più marcati.
«Siamo già in clima di campagna elettorale», osserva il giornalista, secondo il quale la scelta del palco di Fenix, manifestazione legata ai giovani di Fratelli d’Italia, assume un significato preciso: «Più che raccontare quello che sta facendo e rivolgersi ai giovani per parlare di prospettive, ha svolto un vero e proprio comizio politico».

Secondo Zanata, la proposta relativa al tetto di studenti stranieri nelle classi deve essere letta anche alla luce di una normativa già esistente: «Esiste già una circolare ministeriale che risale al 2010, all’epoca il ministro era Gelmini, e che prevede una quota del 30% di studenti stranieri per ogni classe». Il riferimento è alla circolare ministeriale n. 2 dell’8 gennaio 2010, che stabilisce il limite indicativo del 30% per gli alunni con cittadinanza non italiana, prevedendo anche la possibilità di deroghe in presenza di specifiche condizioni.
Il tema, quindi, non parte da zero e resta da capire come un eventuale nuovo provvedimento del governo potrebbe modificare o rendere più stringenti le disposizioni già esistenti: «Mi sembra un messaggio un po’ più propagandistico», sostiene Zanata, sottolineando anche il legame tra il ritorno di questi temi e l’attuale fase politica.
I dati aiutano a inquadrare meglio la dimensione del fenomeno. Nell’anno scolastico 2024/2025 gli studenti con cittadinanza non italiana sono pari all’11,6% della popolazione scolastica complessiva. La percentuale cambia in base al grado di istruzione e raggiunge livelli più elevati nella scuola primaria rispetto alla secondaria superiore: «Quindi stiamo parlando anche di situazioni determinate in alcune città, dove ci sono classi e scuole nelle quali gli stranieri sono numericamente maggioritari, perché magari in quei quartieri e in quelle zone abitano prevalentemente stranieri», spiega.
L’altro tema, di cui si sta parlando in questi giorni, il possibile divieto di burqa e niqab nelle scuole. Anche in questo caso Zanata invita a distinguere il piano politico da quello normativo: «In Italia le donne che indossano burqa e niqab sono probabilmente poche migliaia. Anche in questo caso si tratta di un fenomeno davvero sopravvalutato». Il giornalista ricorda inoltre che la normativa italiana già disciplina l’occultamento del volto in determinati luoghi pubblici.
Il riferimento è alla legge n. 152 del 1975, introdotta in un contesto legato soprattutto alle esigenze di ordine pubblico e identificazione delle persone: «Era una legge che nasce perché in quel periodo bisognava impedire l’uso di caschi o passamontagna», speiga Zanata. Il confronto sul burqa e sul niqab coinvolge quindi più questioni: sicurezza pubblica, identificazione, libertà religiosa e tutela della dignità della donna: «Qui si tratta davvero di libertà di religione, che si scontra con la sicurezza pubblica», osserva.
Secondo Zanata, il tema degli stranieri nelle scuole e quello del burqa si inseriscono in un confronto più ampio all’interno dell’area di destra: «Mi sembrano argomenti molto da campagna elettorale», afferma il giornalista, aggiungendo: «C’è una lotta fratricida all’interno della destra. Ora è la lotta a chi è più a destra della destra».
Il ragionamento si sposta quindi sul possibile avvio di una stagione caratterizzata da dichiarazioni sempre più orientate al consenso elettorale: «Credo proprio di sì», risponde Zanata, prima di concludere con una metafora destinata a strappare un sorriso: «È meglio avere il fornello già acceso, con la pentola che bolle».
Intervista a cura di Luca Neri
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