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Un campione è per sempre – di Enrico Pilia stage@radiolina.it
Che anno, quest’anno. L’Australia, dove si prende il primo dei quattro Slam prima di sparire, squalificato senza grandi colpe. Tre mesi di silenzio, di buio e luci soffuse, preparando il ritorno. Per sognare nuovi assalti. Perché per fare questo tennis, di guerra non solo mentale, devi essere solido, sicuro, lasciar fuori dal campo i Fedez e i Vespa di turno, tanto ce ne sarà sempre uno. E quella parte d’Italia che dal divano ha deciso che Jannik Sinner non è italiano, non paga le tasse e deve cadere.

Tanti saluti a tutti, anche da Wimbledon, dalla Cina, Vienna, Parigi, perfino l’Arabia d’oro. E poi, ieri sera, da Torino, una delle più belle partite della storia del tennis. Lui, Sinner, quei ciuffi rossi che portano l’Italia in ogni angolo del pianeta. E l’Altro, uno straordinario campione, il numero 1 – per la curiosa aritmetica della classifica mondiale – lo spagnolo Carlos Alcaraz, una lotta fra due giganti che ci sta accompagnando lungo questi anni.
Dentro e fuori dal campo, perché questi sono due bravi ragazzi, Sinner addirittura stupefacente per umiltà, tenacia, garbo ed educazione. Ha vinto ancora alla fine di una partita epica, contro un avversario dalla forza a tratti irreale.
La bellezza dello sport, due racchette e una pallina dentro un’arena stracolma, le finali dei migliori. «Ci sono delle cose che posso migliorare», ha detto Sinner col premio in mano, l’esempio del campione. E ora la Coppa Davis, restiamo in campo.
Enrico Pilia
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