play_arrow
Vespa, 80 anni di mito: perché lo scooter Piaggio continua a far innamorare generazioni Fabio Leoni
La Vespa celebra 80 anni e continua a rappresentare uno dei simboli più forti del Made in Italy nel mondo. Nata nel 1946 grazie a Piaggio, ha attraversato generazioni mantenendo intatto il suo fascino. Non è soltanto un mezzo di trasporto, ma un oggetto culturale capace di evocare libertà, stile e memoria collettiva. Fulvio Siotto, ingegnere e storico appassionato, descrive con chiarezza il legame emotivo che la circonda: “La Vespa non si può odiare. Non si può odiare la Vespa. Si ama e basta.” Una dichiarazione che sintetizza perfettamente il suo valore simbolico.

Il successo della Vespa nasce da una progettazione rivoluzionaria firmata da Corradino D’Ascanio, ingegnere aeronautico che puntò sulla semplicità meccanica. Questo approccio la rese pratica, robusta e facilmente riparabile, caratteristiche decisive nell’Italia del dopoguerra. Secondo Siotto, proprio questa filosofia segnò la differenza rispetto alla rivale Lambretta: “La Vespa è qualcosa di molto semplice e infatti nasce prima perché veniva fatta a mano.” Una visione ingegneristica essenziale che contribuì a trasformare lo scooter in un fenomeno industriale e sociale di portata internazionale.
Nel tempo la Vespa ha saputo evolversi senza perdere la propria identità, passando dai modelli storici come Faro Basso e GS 160 fino ai moderni scooter di fascia premium. Oggi è considerata un vero oggetto di culto, amato da collezionisti e appassionati in tutto il mondo. La recente parata romana con migliaia di esemplari internazionali ne conferma la rilevanza globale. Fulvio Siotto sottolinea questa straordinaria longevità affermando: “La Vespa non ha mai perso il suo fascino, si è sempre saputa rinnovare.” È proprio questa capacità di reinventarsi ad aver consolidato il mito.
Intervista a cura di Francesca Figus
Clicca qui per scoprire tutti i podcast di Radiolina