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Ep. 41 – Calcio sardo in crescita nel 2025: il bilancio ufficiale FIGC stage@radiolina.it
Il calcio regionale sardo chiude il 2025 con numeri in crescita e segnali incoraggianti, come confermato da Gianni Cadoni, presidente del comitato regionale FIGC e vicepresidente LND. «Possiamo dire che il calcio sardo è in ottima salute, con un saldo positivo tra società iscritte e nuove affiliazioni», ha dichiarato Cadoni.

Con quasi 500 società, 3000 squadre e oltre 50mila tesserati, il calcio dilettantistico rappresenta un fenomeno sociale radicato nelle comunità locali. «Il nostro calcio è un’alternativa concreta al non far nulla e un luogo dove nascono talenti e storie vere», ha sottolineato Enrico Pilia, capo sport dello sport de L’Unione Sarda.
Dopo le difficoltà della scorsa stagione, le squadre sarde in Serie D hanno mostrato maggiore solidità, imparando dagli errori e affrontando gironi complessi con più consapevolezza. «L’anno scorso è stato un cimitero di guerra, oggi invece vediamo società più preparate», ha spiegato Gianni Cadoni.
Il Monastir emerge come modello organizzativo vincente, mentre l’Olbia resta in grave difficoltà societaria, alla ricerca di una soluzione finanziariamente sostenibile.
«Per salvare l’Olbia servono spalle forti, perché il ramo d’azienda sportivo non è una strada percorribile», ha chiarito Cadoni.
La carenza di impianti continua a penalizzare molte realtà, con società costrette a spostarsi o a giocare senza pubblico per problemi di agibilità. «I dirigenti fanno salti mortali senza campi adeguati, e l’impegno della Regione forse non è ancora sufficiente», ha ammesso Cadoni.

La reintroduzione dei fuoriquota in Eccellenza punta a valorizzare i giovani sardi, seguendo l’esempio del Cagliari Calcio orientato su età media bassa. «Senza obblighi i giovani non giocavano, mentre oggi prepariamo anche le rappresentative regionali», ha affermato Cadoni.
La priorità resta eliminare la violenza sui campi e portare una scuola calcio in ogni comune sardo ancora scoperto. «Vogliamo più cultura sportiva e meno episodi negativi, perché il calcio deve restare un patrimonio di tutti», ha concluso Cadoni.
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