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Ep. 07 – Una nuova mappa della Materia Oscura Manuel Floris, Diana Scognamiglio
La materia oscura è una forma di materia che non emette, non assorbe e non riflette luce, ma esercita un potente effetto gravitazionale. Le osservazioni indicano che rappresenta circa il 25% del contenuto totale dell’universo, mentre la materia ordinaria – quella di cui sono fatte stelle, pianeti e esseri umani – costituisce appena il 5%. Il resto è dominato dall’ancora più enigmatica energia oscura.

Come spiega Diana Scognamiglio, la materia oscura non viene osservata direttamente, ma attraverso i suoi effetti: la rotazione delle galassie, la stabilità degli ammassi galattici e la lente gravitazionale, un fenomeno previsto dalla relatività generale in cui la massa curva lo spazio-tempo deviando la luce degli oggetti lontani.
È proprio grazie a queste minuscole distorsioni della luce che gli scienziati riescono a ricostruire la distribuzione della massa invisibile nell’universo. Senza la materia oscura, le galassie non si sarebbero mai formate così come le conosciamo oggi.
Il nuovo studio guidato da Diana Scognamiglio utilizza i dati del James Webb Space Telescope per realizzare una mappa ad altissima risoluzione della materia oscura in una regione di cielo nota come COSMOS-Web. Analizzando centinaia di migliaia di galassie lontane, formatesi miliardi di anni fa, il team ha misurato con estrema precisione l’effetto della lente gravitazionale debole.
Il risultato è una rappresentazione dettagliata della cosiddetta ragnatela cosmica, una struttura composta da filamenti, nodi e grandi vuoti, lungo i quali la materia oscura guida la formazione e l’evoluzione delle galassie. Rispetto agli studi precedenti basati sul telescopio Hubble, questa mappa consente di osservare l’universo primordiale con una nitidezza mai raggiunta prima.
Il progetto, avviato nel 2023, è frutto di una collaborazione internazionale che coinvolge oltre cento ricercatori in Europa, Stati Uniti e Giappone. I dati raccolti rappresenteranno un riferimento fondamentale anche per le future missioni spaziali, come Euclid dell’Agenzia Spaziale Europea e il Nancy Grace Roman Space Telescope della NASA.
Questa materia resta invisibile, ma il suo ruolo è cruciale. Come sottolinea Scognamiglio, senza di essa non esisterebbero le galassie, le stelle e forse nemmeno la vita. Grazie a strumenti come il James Webb, l’astrofisica sta iniziando davvero a “vedere l’invisibile”, aprendo una nuova finestra sulla comprensione dell’universo e delle sue origini.
Una finestra sull’Universo è disponibile anche su Spotify. È sufficiente cliccare sulla banda qui sotto per ascoltare la puntata direttamente in piattaforma.
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