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Le scuole israeliane chiedono agli alunni di eliminare i social Enzo Asuni
Il mondo del web e dei social divampa di video e contenuti inerenti al conflitto Israele- Palestina. Una guerra, al giorno d’oggi, passa per tutti i dispositivi e la guerra tra Hamas e Israele si sta combattendo dentro e fuori i social media. Ci sarà sicuramente capitato di vedere i video, la gente terrorizzata, la vecchietta rapita e il coraggio, l’orgoglio che ha mostrato intorno ai suoi rapitori quando la esibivano come un trofeo. Nelle ultime ore, leggiamo su Wired, sono una moltitudine le scuole israeliane e palestinesi che avrebbero invitato i genitori degli alunni a far eliminare loro le app come Instragram, Tik Tok e X dai telefoni dei figli.
Una misura decisa dagli istituti per far evitare ai piccoli di imbattersi in foto e video che ritraggono tutta la violenza del conflitto. La Cnn ad esempio ha riportato che un’associazione di genitori di una scuola di Tel Aviv avrebbe messo in guardia sulla possibilità che i combattenti di Hammas possano utilizzare i social come strumento per far circolare foto e video di ostaggi che “implorano per la propria vita”.
Scene raccapriccianti che sarebbe meglio non far vedere a un bambino. Dai social apprendiamo, soprattutto da X che l’avvertimento delle scuole israeliane e palestinesi è stato anche ripreso dalle scuole ebraiche negli Stati Uniti. Il preside di una scuola ebraica in New Jersey infatti avrebbe inviato una mail a tutti i genitori invitandoli a far cancellare Tiktok e Instagram: Su X impazzano i tweet increduli dei genitori che riportano le parole delle mail: “Cari genitori, vi informiamo che presto arriveranno dei video dei nostri rapiti che imploreranno per la loro vita. Si prega di rimuovere l’app Tiktok dai telefoni cellulari dei bambini. Non possiamo permetterci che i nostri figli li guardino”.
La preoccupazione dunque è che i telefoni possano essere invasi da contenuti troppo violenti. Sul profilo X della giornalista Joanna Stern leggiamo: “Secondo quanto riferito, Hamas ha intenzione di inondare questi media con i video dei prigionieri. I genitori dovrebbero discutere i pericoli di queste piattaforme e chiedere quotidianamente ai propri figli cosa vedono, anche se hanno cancellato le app dai loro telefoni”.
A cura di Enzo Asuni, social media manager del Gruppo L’Unione Sarda