Il Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS) di Monastir, nella provincia di Cagliari, torna al centro del dibattito sulla sicurezza. Il sindacato di polizia Anip-Italia Sicura denuncia una situazione che, se confermata, potrebbe favorire fenomeni di sfruttamento e criminalità all’interno della struttura, che ospita circa 700 migranti. Secondo il segretario nazionale Flavio Tuzi, è necessario rafforzare i controlli e garantire una presenza costante delle forze dell’ordine, soprattutto nelle ore serali.

Nel documento diffuso dal sindacato vengono sollevati interrogativi sulla gestione della sicurezza all’interno del centro. Tra le domande poste figura quella su chi eserciti il controllo della struttura dopo le ore 17, quando, secondo Anip, la vigilanza si riduce e il centro rischierebbe di diventare “terra di nessuno”. Il sindacato sostiene che questa situazione potrebbe favorire l’affermazione di figure di potere informali e la nascita di gruppi organizzati all’interno del CAS.
Secondo quanto riportato da Anip, all’interno del centro sarebbero comparsi presunti “boss” e “gang” che approfitterebbero del limitato controllo serale per consolidare il proprio potere. Nel documento si parla anche dell’apertura di due bazar interni nei quali verrebbe venduta merce di vario genere. Il sindacato evidenzia il rischio che tali attività possano alimentare sistemi di sfruttamento ai danni dei migranti più vulnerabili. Le dichiarazioni rappresentano la posizione del sindacato e richiedono eventuali verifiche da parte delle autorità competenti.
Le preoccupazioni sono state trasmesse attraverso una lettera inviata al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Nel documento Anip chiede l’invio di rinforzi e maggiori risorse operative, ipotizzando il rischio che possano svilupparsi fenomeni di criminalità, sfruttamento e possibili processi di radicalizzazione all’interno della struttura.
Il sindacato ritiene che le direttive recentemente adottate per la gestione dell’hotspot non siano sufficienti a garantire un presidio efficace. Attualmente, secondo Anip, circa dodici operatori delle forze dell’ordine sarebbero chiamati a vigilare sull’intero complesso, composto da oltre 700 ospiti, con indicazioni operative giudicate troppo limitate e senza una presenza costante di un funzionario sul posto.
Intervista a cura di Francesca Figus
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