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Riparte la protesta a Saccargia contro il parco eolico tra Nulvi e Ploaghe Giuseppe Valdes
Riparte da Saccargia la mobilitazione contro la speculazione energetica in Sardegna. Comitati e cittadini sono tornati a manifestare nel luogo simbolo della battaglia contro i grandi impianti eolici, contestando in particolare il progetto che prevede la realizzazione di 27 aerogeneratori alti fino a 180 metri tra Nulvi e Ploaghe. Al centro delle preoccupazioni ci sono l’impatto sul paesaggio, la tutela dei beni identitari dell’Isola e i limiti degli strumenti normativi oggi a disposizione della Regione.
A fare il punto è Giuseppe Meloni, giornalista de L’Unione Sarda, che evidenzia come la protesta contro il parco eolico tra Nulvi e Ploaghe si inserisca in un contesto ancora caratterizzato da incertezze legislative e continui ricorsi sul fronte della pianificazione energetica.

La scelta di Saccargia non è casuale. La Basilica della Santissima Trinità rappresenta uno dei principali simboli del patrimonio storico e paesaggistico della Sardegna e, secondo i comitati, alcuni dei nuovi impianti previsti sorgerebbero proprio nell’area circostante, modificando profondamente il panorama.
Le contestazioni riguardano soprattutto i progetti di repowering, cioè la sostituzione delle vecchie pale eoliche con aerogeneratori di dimensioni molto maggiori, capaci di raggiungere anche i 180-200 metri di altezza. Strutture che, secondo i manifestanti, risulterebbero visibili anche a grande distanza, con un impatto significativo sul paesaggio.
I comitati chiedono inoltre il rispetto delle distanze dai cosiddetti beni identitari, ovvero quei siti di particolare valore storico, archeologico e culturale, come la Basilica di Saccargia, il complesso nuragico di Barumini e altri luoghi simbolo della Sardegna.
Uno dei principali nodi riguarda gli strumenti a disposizione della Regione per contrastare quella che molti definiscono una nuova forma di speculazione energetica. Secondo Giuseppe Meloni, gran parte delle norme approvate dalla Regione negli ultimi anni sono state oggetto di impugnazioni e dichiarazioni di incostituzionalità, limitando di fatto la possibilità dell’amministrazione regionale di disciplinare autonomamente l’installazione degli impianti.
Anche le modifiche introdotte con la cosiddetta Legge 20 sulle aree idonee hanno subito rilievi da parte della Corte Costituzionale, lasciando un quadro normativo ancora incerto. La questione riporta al centro il tema delle competenze tra Stato e Regione e del ruolo dell’autonomia speciale della Sardegna nella gestione del proprio territorio.
Per molti amministratori e comitati, infatti, la Regione dovrebbe poter avere maggiori poteri decisionali nella pianificazione energetica, evitando che le scelte strategiche vengano assunte prevalentemente a livello statale.
Nel frattempo continuano anche gli interventi degli organi statali competenti in materia di tutela paesaggistica. Tra gli ultimi casi figura quello di Nurri, dove la Soprintendenza ha espresso un parere negativo su un impianto eolico da 36 MW, ritenendolo non compatibile sotto il profilo ambientale e paesaggistico. Per Giuseppe Meloni, questo dimostra come alcuni strumenti di tutela esistano ancora, ma siano riconducibili alle competenze ministeriali e non direttamente alla Regione Sardegna.
Intervista a cura di Egidiangela Sechi
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