Svolta nelle indagini sull’omicidio di Marco Pusceddu, ucciso nell’agosto 2025 a Buddusò. I carabinieri hanno eseguito quattro arresti nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla pm Elisa Succu. Secondo l’ipotesi accusatoria, accolta dal gip Gian Paolo Piana nella fase cautelare, il delitto sarebbe stato organizzato con due presunti mandanti e due presunti esecutori materiali.

Al centro della ricostruzione investigativa ci sarebbero motivi di natura sentimentale e professionale. Tra i presunti mandanti figurerebbero l’ex compagna di Pusceddu, originaria di Iglesias, e un collega della vittima, anch’egli soccorritore del 118, originario di Carbonia e legato sentimentalmente alla donna. Secondo quanto emerso dalle indagini, la coppia avrebbe commissionato l’omicidio a due persone domiciliate nel Sulcis-Iglesiente.
I due presunti sicari avrebbero ricevuto 15mila euro per uccidere Pusceddu. Gli investigatori avrebbero ricostruito i movimenti di denaro attraverso diversi finanziamenti e numerosi prelievi effettuati a ridosso dell’omicidio. La verifica dei flussi finanziari avrebbe inoltre consentito di individuare una serie di incontri tra i presunti mandanti e gli esecutori, ritenuti funzionali alla preparazione e alla realizzazione del delitto.
Un elemento ritenuto centrale nell’inchiesta riguarda una pistola semiautomatica calibro 7,65 con matricola abrasa, rinvenuta dal Ris durante una perquisizione effettuata nel gennaio 2026 in un insediamento di località Caput Acquas, a Carbonia. L’arma sarebbe stata trovata nella roulotte di uno dei presunti sicari. Gli accertamenti balistici avrebbero ricondotto la pistola ai colpi esplosi contro Pusceddu nell’agosto 2025. Le analisi biologiche avrebbero inoltre rilevato sull’arma tracce genetiche riconducibili a uno dei presunti esecutori materiali.
Gli investigatori avrebbero individuato anche l’automobile che sarebbe stata utilizzata dagli assassini per raggiungere Buddusò e allontanarsi dopo l’omicidio. La ricostruzione si baserebbe sui tabulati telefonici degli indagati, sui dati di traffico e sulle immagini estratte dai sistemi di videosorveglianza presenti in diversi centri della Sardegna. Secondo la tesi investigativa, gli elementi raccolti indicherebbero una premeditazione del delitto.
L’inchiesta avrebbe permesso di ricostruire anche una precedente aggressione subita da Pusceddu nella notte del 28 aprile 2025, in una piazzola di sosta isolata a Flumentepido, nel territorio di Carbonia. La vittima sarebbe stata attirata sul posto con un pretesto e aggredita alle spalle mentre sostituiva uno pneumatico dell’auto del collega indicato dagli investigatori come uno dei presunti mandanti dell’omicidio. Pusceddu sarebbe stato colpito alla testa con una picozza, riportando una frattura pluriframmentaria della teca cranica e gravi lesioni. Secondo la ricostruzione riportata nell’inchiesta, le conseguenze dell’aggressione lo avrebbero reso inabile al lavoro fino al mese di luglio 2026.
Nel corso delle indagini sarebbe stata recuperata una picozza ritenuta compatibile con quella utilizzata nell’aggressione di aprile. Secondo la tesi della Procura, le stesse persone avrebbero organizzato sia il precedente tentato omicidio sia l’omicidio di Pusceddu, quest’ultimo purtroppo portato a compimento.
Il quadro investigativo ha portato all’esecuzione delle quattro misure cautelari. I destinatari del provvedimento si trovano nel carcere di Cagliari-Uta, in esecuzione dell’ordinanza emessa dall’Autorità giudiziaria. L’inchiesta dovrà ora proseguire nelle successive fasi giudiziarie per verificare le responsabilità dei quattro indagati e gli elementi raccolti dagli investigatori.
Intervista a cura di Matteo Vercelli
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