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Colonie feline a Cagliari, 8.000 gatti e pochi fondi Andrea Sechi, Carla Firinu
Circa 320 colonie feline, una popolazione stimata tra 7.500 e 8.000 gatti e un centinaio di volontari impegnati nella loro gestione. A Cagliari l’emergenza randagismo continua a rappresentare un problema significativo, tra risorse economiche insufficienti, animali senza assistenza e strutture ancora da realizzare. A lanciare l’allarme è Carla Firinu, referente di alcune colonie feline del capoluogo, che chiede un maggiore impegno da parte delle istituzioni e interventi concreti per tutelare gli animali. Una situazione che, come sottolinea la volontaria, non può più essere affrontata esclusivamente grazie alla disponibilità dei cittadini. «Cagliari ha un’emergenza dei gatti, silenziosa e drammatica», afferma Firinu.

Le dimensioni del fenomeno sono importanti, ma i numeri disponibili non restituiscono ancora un quadro completo. Nel territorio comunale si stimano circa 320 colonie feline, anche se non tutte risultano ufficialmente registrate. La referente precisa infatti che una richiesta di censimento non equivale necessariamente all’iscrizione formale di una colonia. Molte realtà, tuttavia, sono già seguite dai volontari, che provvedono quotidianamente alla distribuzione del cibo e all’assistenza degli animali.
La popolazione felina complessiva sarebbe invece compresa tra 7.500 e 8.000 esemplari. Una stima che potrebbe essere aumentata e che comprende anche numerosi gatti vaganti, spesso privi di qualsiasi riferimento. «Una parte delle colonie è seguita dai volontari e i gatti vengono sfamati, ma esiste anche un’altra componente di animali che non segue nessuno», spiega Firinu. Sono i cosiddetti gatti invisibili, che rischiano di rimanere esclusi da qualsiasi forma di assistenza organizzata.

Il problema emerge soprattutto quando un animale si ammala o necessita di cure urgenti. In questi casi, se non esiste un volontario di riferimento, il soccorso dipende dalla sensibilità del cittadino che si trova davanti al gatto in difficoltà. In teoria, spiega Firinu, ci si dovrebbe rivolgere all’Asl e al Comune. Nella pratica, però, i volontari finiscono spesso per organizzarsi autonomamente, mettendo insieme le proprie forze e sostenendo direttamente le spese.
La referente racconta anche un episodio che l’ha coinvolta personalmente. Un gatto arrivato in una delle colonie da lei seguite presentava un grave tumore all’orecchio. Dopo otto giorni di tentativi, è riuscita a portarlo dal veterinario. Le cure sono state pagate interamente di tasca propria. «Quel gatto era un gatto invisibile e le spese sono state pagate da me. Questa è la norma per gli animali che non sono comunque seguiti e accuditi da un volontario», racconta. Una testimonianza che evidenzia quanto il sistema di assistenza dipenda ancora dal volontariato e dall’autofinanziamento.
A fronte di centinaia di colonie, il numero delle persone impegnate nella loro gestione sarebbe relativamente contenuto. Secondo una stima approssimativa, a Cagliari opererebbero circa 100 volontari, con situazioni molto diverse da una realtà all’altra. Alcune colonie possono contare su due o tre persone, mentre altre dipendono completamente dall’impegno di un singolo referente.
Il lavoro comprende la distribuzione del cibo, il monitoraggio degli animali, le catture e il coordinamento delle cure veterinarie. Un’attività quotidiana che richiede tempo, disponibilità e risorse economiche, spesso senza un sostegno pubblico adeguato. «Ci sono colonie che hanno due o tre volontari, mentre altre hanno un unico volontario», precisa Firinu, sottolineando la fragilità di un sistema che continua a reggersi soprattutto sulla buona volontà dei singoli.
Sul fronte economico, il Comune di Cagliari ha recentemente pubblicato un bando per sostenere le attività di gestione delle colonie feline, con scadenza fissata al 31 ottobre. Un’iniziativa che Carla Firinu accoglie positivamente, pur evidenziandone i limiti. Le somme previste, infatti, non sarebbero sufficienti a coprire le numerose spese necessarie per garantire il benessere degli animali.
Secondo quanto riferito dalla volontaria, il contributo annuale previsto è di 12 euro per gatto, cifra che può arrivare a 25 euro in presenza di determinate spese mediche o farmaceutiche. Una disponibilità economica molto ridotta, soprattutto considerando il costo delle visite veterinarie, dei medicinali e degli eventuali interventi. «Per un gatto vengono stanziati 12 euro all’anno, che diventano 25 nel caso ci sia una spesa medica o per un farmaco. Se si compra un antibiotico da 27 euro, siamo già fuori», osserva Firinu. Per molti volontari, dunque, la differenza continua a essere coperta con risorse personali.
Tra le situazioni più delicate segnalate dalla referente ci sono quelle della Diga foranea e dell’area dell’ex stadio Sant’Elia, dove sono presenti colonie feline che potrebbero essere interessate da futuri interventi di riqualificazione. L’eventuale apertura dei cantieri pone interrogativi importanti sulla sicurezza degli animali e sulla necessità di individuare spazi adeguati per il loro trasferimento.
Alla Diga foranea, in particolare, Firino segue direttamente una colonia insieme ad altri due volontari. L’area si trova nel demanio della Marina Militare, che negli anni avrebbe consentito ai volontari di continuare ad accudire i gatti senza ostacolare la loro attività. La prospettiva dei lavori, tuttavia, rende necessario trovare un accordo che permetta di conciliare le esigenze di riqualificazione con la tutela degli animali. «I gatti andrebbero spostati, perché si tratta di lavori importanti, ma non possono essere portati via così: serve un progetto strutturato», afferma la referente.
Secondo Firinu, l’interlocutore principale deve essere il Comune, chiamato a individuare una soluzione concreta prima dell’avvio degli interventi. Il rischio, altrimenti, è che i gatti vengano dispersi o si ritrovino in condizioni di pericolo, senza una struttura pronta ad accoglierli.
Un altro passaggio importante riguarda il nuovo piano triennale di sterilizzazione 2026-2028, che prevede uno stanziamento complessivo di 500 mila euro e comprende interventi sia per i gatti sia per i cani. Per quanto riguarda i felini, secondo le cifre illustrate durante l’intervista, sono previsti 100 mila euro destinati alle colonie feline e altri 100 mila euro per i gatti di proprietà.
Per questi ultimi è previsto un requisito economico: potranno accedere al contributo i proprietari con un Isee non superiore a 20 mila euro. Una misura che punta a favorire le sterilizzazioni e a contenere il fenomeno delle nascite incontrollate, ma che, secondo Firinu, non sarebbe ancora proporzionata alle necessità del territorio. Resta inoltre il problema degli animali vaganti che non appartengono a colonie formalmente segnalate e che rischiano di rimanere esclusi dagli interventi.
«Anche in questo caso dico sempre: meglio poco che niente. Però è sempre troppo poco rispetto alla realtà cittadina e al territorio di Cagliari», sottolinea la volontaria, ribadendo la necessità di un programma più incisivo e di risorse adeguate alle dimensioni dell’emergenza.
La richiesta principale di Carla Firino riguarda la realizzazione di una struttura dedicata all’accoglienza e alla cura dei gatti in difficoltà. Un’oasi felina potrebbe rappresentare un punto di riferimento per le colonie cittadine, ma anche una risposta alle situazioni di emergenza e agli animali che necessitano di un ricovero temporaneo.
Tra le ipotesi avanzate dalla referente c’è il recupero dell’area dello Stallaggio Meloni, uno spazio che in passato avrebbe ospitato un caravanserraglio per cavalli e che successivamente sarebbe stato trasformato in un campo da calcio. L’idea è ripensarne la destinazione, recuperando un’area abbandonata per realizzare una struttura dedicata ai felini di Cagliari.
La volontaria ricorda inoltre che l’amministrazione comunale avrebbe già annunciato un progetto per un gattile sanitario, ma denuncia che, al momento, non ci sarebbe ancora nulla di operativo. Una situazione che costringe spesso i cittadini impegnati nell’assistenza a trovare soluzioni improvvisate, ospitando gli animali nelle proprie abitazioni. «Le nostre case rischiano in certi momenti di diventare rifugi improvvisati o lazzaretti e questo non è più possibile», denuncia Firinu.
L’appello alle istituzioni è quindi quello di passare dagli annunci ai fatti, individuando un’area e avviando un progetto concreto. Le colonie feline di Cagliari hanno bisogno di risorse, servizi veterinari, sterilizzazioni e strutture adeguate. Il volontariato resta indispensabile, ma non può continuare a essere l’unica risposta a un’emergenza che coinvolge migliaia di animali.
Intervista a cura di Andrea Sechi
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