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Interviste

Giovani in Sardegna: precarietà e poche prospettive per il futuro

micAndrea Sechi, Valentina Melonitoday6 Novembre 2026

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Rapporto Giovani 2026, in Sardegna cresce la sfiducia

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    Giovani in Sardegna: precarietà e poche prospettive per il futuro Andrea Sechi, Valentina Meloni


Precarietà lavorativa, difficoltà nell’accesso alla casa, disuguaglianze sociali e mancanza di prospettive per il futuro. È un quadro complesso quello che emerge dal Rapporto Giovani 2026 dell’Istituto Toniolo, con un approfondimento dedicato alla condizione delle nuove generazioni in Sardegna.
A richiamare l’attenzione sulle difficoltà dei giovani sardi è Valentina Meloni, coordinatrice di Generazione Sardegna di Legacoop, che sottolinea la necessità di un cambiamento nelle politiche giovanili e di una maggiore partecipazione delle nuove generazioni alle decisioni pubbliche.

Immagine simbolo creata con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale

Cagliari: il confronto sulle disuguaglianze e il futuro delle nuove generazioni

I dati e le riflessioni del rapporto sono stati al centro di un incontro organizzato da Legacoop Sociali a Cagliari, che ha coinvolto il mondo della cooperazione, il terzo settore, le istituzioni, le università e gli enti locali. L’obiettivo è stato quello di avviare un confronto sulle condizioni dei giovani in Italia e nell’Isola, individuando le principali disuguaglianze e le possibili strategie per affrontarle.

Secondo Meloni, uno degli aspetti più rilevanti riguarda la difficoltà delle nuove generazioni a trovare uno spazio concreto nella società. I giovani chiedono di partecipare alle decisioni pubbliche, ma spesso non riescono a far sentire la propria voce, anche a causa di condizioni economiche, sociali e familiari che limitano le loro opportunità.

Il confronto avviato a Cagliari rappresenta un primo passo per mettere in rete le diverse realtà territoriali e individuare interventi capaci di valorizzare il protagonismo giovanile. Un percorso che parte dalla consapevolezza che le difficoltà delle nuove generazioni non possono essere affrontate attraverso iniziative isolate, ma richiedono una strategia condivisa.

Giovani in Sardegna, tra precarietà lavorativa, difficoltà abitative e mancanza di futuro

Uno dei problemi principali riguarda la condizione economica e lavorativa dei giovani sardi. La difficoltà di trovare un’occupazione stabile, insieme alla diffusione di lavori frammentati e poco remunerati, rende complicato costruire un progetto di vita autonomo. Anche chi ha investito anni nella formazione spesso si trova davanti a prospettive professionali insufficienti rispetto alle proprie competenze.

A questo si aggiunge il problema dell’accesso alla casa, un altro ostacolo che condiziona le scelte personali e familiari. La precarietà lavorativa e quella abitativa finiscono per alimentarsi reciprocamente, rendendo più difficile per i giovani decidere se restare in Sardegna, trasferirsi altrove o tornare nell’Isola dopo aver completato un percorso di studi fuori regione.

Secondo Valentina Meloni, il problema nasce anche da una visione che considera i giovani soprattutto come una risorsa per il futuro, anziché riconoscerli come cittadini con competenze, esigenze e diritti nel presente. Le nuove generazioni non devono essere considerate soltanto quelle che un domani saranno chiamate a sostenere il sistema pensionistico e il welfare, ma una componente fondamentale della società che deve poter contribuire alle decisioni già oggi.

Le conseguenze della mancanza di prospettive si riflettono anche sulle scelte familiari e sulla genitorialità. L’assenza di stabilità economica e di certezze per il futuro alimenta la sfiducia e rende più difficile progettare una famiglia, acquistare o affittare una casa e costruire un percorso di vita indipendente.

A pesare è anche la percezione di non avere sufficiente voce nelle decisioni pubbliche. Una condizione che, secondo la coordinatrice di Generazione Sardegna, può alimentare isolamento, sfiducia nelle istituzioni e astensionismo. Le disuguaglianze economiche e quelle legate al contesto familiare incidono ulteriormente sulla possibilità dei giovani di partecipare alla vita sociale e democratica.

Dispersione scolastica, NEET e spopolamento: la Sardegna perde le nuove generazioni

Tra le criticità evidenziate nel confronto c’è anche quella della formazione. La dispersione scolastica e il fenomeno dei NEET, ovvero i giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione, rappresentano problemi rilevanti per il futuro della Sardegna.

Per Valentina Meloni è necessario superare la frammentazione degli interventi e costruire un sistema organico di politiche giovanili. In questa direzione si inserisce anche la necessità di un quadro normativo regionale aggiornato, capace di riconoscere e sostenere gli spazi di aggregazione, il protagonismo culturale e le forme associative promosse dai ragazzi.

La mancanza di opportunità formative e professionali contribuisce infatti ad alimentare la cosiddetta fuga dei cervelli. Sempre più giovani scelgono di lasciare la Sardegna per cercare altrove condizioni lavorative migliori, stipendi adeguati e maggiori possibilità di crescita. Non si tratta soltanto di una scelta individuale, ma di un fenomeno che, secondo Meloni, riflette disuguaglianze strutturali capaci di frenare lo sviluppo economico e sociale dell’intera Isola.

Il problema si inserisce in un contesto demografico già particolarmente delicato. Nel 2025 la Sardegna contava circa 1 milione e 560 mila abitanti, con una perdita del 5,3% della popolazione nell’arco degli ultimi dieci anni, secondo i dati richiamati durante il confronto. Una tendenza che alimenta le preoccupazioni sul futuro demografico dell’Isola e sulla progressiva riduzione della popolazione residente.

Lo spopolamento e l’emigrazione giovanile rischiano di avere conseguenze profonde anche sul tessuto produttivo. La partenza di persone formate e qualificate significa perdere competenze, professionalità ed energie che potrebbero contribuire alla crescita delle imprese, delle comunità e dei servizi territoriali.

Per questo, secondo la coordinatrice di Generazione Sardegna, i giovani devono poter scegliere liberamente se restare nell’Isola o tornare dopo un’esperienza formativa e lavorativa fuori dalla Sardegna. Una scelta che può diventare concreta soltanto se esistono condizioni occupazionali, abitative e sociali adeguate.

Politiche giovanili in Sardegna, Legacoop: «Serve un’alleanza tra istituzioni, università e territorio»

La sfida indicata da Valentina Meloni riguarda la costruzione di una rete stabile tra istituzioni, università, enti locali, mondo cooperativo e terzo settore. Il confronto promosso a Cagliari ha rappresentato un primo momento di dialogo per individuare le priorità e mettere a sistema le competenze delle diverse realtà coinvolte.

L’obiettivo è superare gli interventi frammentati e sviluppare politiche capaci di incidere concretamente sulle condizioni di vita delle nuove generazioni. Tra le priorità figurano il sostegno all’occupazione, il diritto all’abitare, la prevenzione della dispersione scolastica e la creazione di spazi nei quali i giovani possano aggregarsi, partecipare e sviluppare iniziative culturali e associative.

Un ruolo importante potrebbe essere svolto anche da una nuova legge regionale sulle politiche giovanili, con strumenti aggiornati per riconoscere il protagonismo delle nuove generazioni e favorire una partecipazione più diretta alla vita delle comunità.

Per Meloni, parlare di giovani significa parlare di sviluppo economico, coesione sociale e democrazia. Non sono sufficienti misure assistenziali isolate: serve un’alleanza strutturata tra tutti i soggetti che operano sul territorio, affinché le nuove generazioni possano diventare protagoniste delle scelte che riguardano il presente e il futuro della Sardegna.

 

Intervista a cura di Andrea Sechi

La Strambata del 06-11-2026

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