play_arrow
A Cagliari il dibattito sull’intelligenza artificiale con Federico D’Annunzio Giuseppe Valdes
L’Intelligenza artificiale non come minaccia, ma come nuovo umanesimo digitale. È questo il tema centrale dell’incontro in programma a Cagliari, a Sa Manifattura, all’interno della rassegna “Ideario Storie – Il libro racconta”, manifestazione culturale che si svolge il 29 e 30 maggio e il 5 e 6 giugno. Sabato 30 maggio alle 18.30, il dibattito sarà dedicato a “Identità e libertà nell’era dell’Intelligenza artificiale”, un confronto sulle trasformazioni tecnologiche, i nuovi diritti digitali e il ruolo dell’essere umano nell’era dell’AI. Tra gli ospiti ci sarà Federico D’Annunzio, scrittore, imprenditore dell’innovazione digitale e autore del saggio “Habeas Corpus. Chi saremo nell’era dell’Intelligenza artificiale”, insieme a Carlino Casari, direttore Tecnologie Digitali del CRS4 Sardegna. Introduce il giornalista Nicola Scano.

Per Federico D’Annunzio il concetto di umanesimo digitale non rappresenta una rottura con il passato, ma una naturale evoluzione dei valori europei e della tradizione umanistica: “L’Umanesimo è nato mettendo l’uomo al centro. L’Intelligenza artificiale è uno strumento e deve continuare a esserlo”, spiega lo scrittore, sottolineando come il vero tema non sia avere paura della tecnologia, ma imparare a governarla.
Secondo D’Annunzio, l’AI porta con sé rischi e opportunità che richiedono nuove regole, nuove tecnologie e una governance capace di preservare la centralità della persona. Il punto fondamentale, spiega l’autore di Habeas Corpus, è che la tecnologia da sola non basta. Serve una visione in cui l’innovazione consenta all’essere umano di esprimere pienamente la propria identità, senza rinunciare ai diritti, alla libertà e alla responsabilità.
Uno dei temi centrali del confronto riguarda la governance dell’Intelligenza artificiale. Chi dovrà regolamentare queste tecnologie: Stati, istituzioni internazionali o grandi aziende tecnologiche?
Per Federico D’Annunzio il futuro dell’AI non resterà a lungo nelle mani di pochi grandi player globali. L’Intelligenza artificiale, osserva, è destinata a diventare sempre più diffusa, distribuita e pervasiva.

In questo scenario, l’Europa avrebbe già avviato un percorso normativo avanzato, ma resterebbero ancora due grandi questioni aperte: i nuovi diritti dell’uomo nell’era digitale e la definizione di nuove responsabilità per l’Intelligenza artificiale.
Secondo D’Annunzio, il concetto di persona deve oggi comprendere una dimensione fisica e digitale contemporaneamente. Per questo motivo occorre aggiornare il sistema dei diritti alla realtà tecnologica attuale. Parallelamente, attribuire regole e responsabilità all’AI significherebbe costruire meccanismi di accountability, mantenendo però il controllo finale sempre affidato all’essere umano.
Durante il confronto emerge anche un riferimento personale alla storia familiare dello scrittore, pronipote di Gabriele D’Annunzio. Alla domanda su come il celebre poeta avrebbe reagito all’Intelligenza artificiale, Federico D’Annunzio risponde con una riflessione legata al potere della comunicazione.
“Avrebbe usato la parola e l’avrebbe resa globale”, osserva. Un’immagine che collega la rivoluzione tecnologica contemporanea al valore culturale del linguaggio. Per lo scrittore, infatti, l’AI mostra ancora limiti nella qualità dell’elaborazione linguistica, mentre il futuro della tecnologia dipenderà anche dalla capacità di mantenere viva la profondità della parola umana.
L’appuntamento di “Ideario Storie – Il libro racconta” a Sa Manifattura, a Cagliari, si propone così come un momento di riflessione su uno dei temi più decisivi del presente: come costruire un rapporto equilibrato tra Intelligenza artificiale, diritti, innovazione e umanità.
Intervista a cura di Simona De Francisci
Clicca qui per scoprire tutti i podcast di Radiolina