La Sardegna affronta l’estate 2026 con una situazione idrica decisamente più favorevole rispetto agli ultimi anni. Secondo il bollettino di luglio dell’Autorità regionale di bacino, gli invasi dell’Isola contengono complessivamente 1.355,94 milioni di metri cubi d’acqua, contro i 902,73 milioni registrati nello stesso periodo del 2025. Il livello medio di riempimento raggiunge così il 73,38%, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Nonostante il quadro positivo, la valutazione definitiva arriverà soltanto al termine della stagione irrigua, fissato convenzionalmente al 31 ottobre, quando sarà possibile misurare l’impatto dei consumi estivi e del turismo. Emanuele Dessì, direttore de L’Unione Sarda, è intervenuto in studio per commentare la notizia.

La situazione più favorevole si registra nel sistema Flumendosa-Campidano-Cixerri, che supera l’81% di riempimento con oltre 536 milioni di metri cubi d’acqua disponibili. Seguono il Liscia, vicino all’80%, e il Tirso, che sfiora il 78%. Più contenuti i livelli nel Posada-Cedrino e nel Coghinas-Mannu-Temo, pur senza particolari criticità. L’assessore regionale ai Lavori pubblici Antonio Piu sottolinea che «le priorità riguardano il potenziamento delle grandi dighe, la riduzione delle perdite idriche, l’interconnessione tra i bacini e l’accelerazione degli investimenti». Tra gli interventi già avviati figurano quelli sugli invasi di Maccheronis, Monte Lerno e lago Omodeo, oltre al rinnovo di decine di chilometri di vecchie condotte.
A determinare l’attuale abbondanza d’acqua sono state soprattutto le intense precipitazioni registrate durante l’inverno, culminate con gli eventi meteorologici di gennaio. Tuttavia, gli esperti invitano alla prudenza. Il direttore del Dipartimento Meteo Climatico di Arpas, Alessandro Delitala, evidenzia che «il merito dei bacini pieni è delle abbondanti piogge invernali», ricordando però che negli ultimi anni il cambiamento climatico ha modificato il regime delle precipitazioni, con una progressiva riduzione delle piogge autunnali. Per questo motivo sarà decisivo osservare l’andamento della stagione tra ottobre e aprile, periodo nel quale cade la maggior parte delle precipitazioni annuali della Sardegna. Il 2026 offre segnali incoraggianti, ma la gestione della risorsa idrica resta strettamente legata all’evoluzione del clima.
Intervista a cura di Matteo Vercelli
Clicca qui per scoprire tutti i podcast di Radiolina