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“Blue Zone”, zone di longevità: come si certificano? Fabio Leoni
Le Blue Zone rappresentano un’importante concetto: aree geografiche del mondo in cui la longevità raggiunge livelli eccezionali, come dimostrato da popolazioni che superano frequentemente i 90 e i 100 anni. Tuttavia, questa teoria è stata recentemente messa in discussione, prima dal Daily Mail e poi dal New York Times, che hanno sollevato dubbi sui dati e sulle metodologie. Ospite ai microfoni di Radiolina, il professor Gianni Pes, ideatore del termine “Blue Zone”

Dagli Stati Uniti da diverso tempo arrivano critiche importanti riguardo il tema delle zone blu. L’unica presunta zona ad alta longevità si troverebbe a Loma Linda in California. Questa non ha però fornito dati demografici solidi a supporto della sua longevità eccezionale. Inoltre, le critiche più recenti arrivano da un australiano che pubblica esclusivamente pre-print, articoli non sottoposti a revisione paritaria, elemento cruciale per la validità scientifica. “Certo è da dire che arrivano che queste critiche sono minoritarie. La maggior parte delle persone guarda con interesse e anche direi come dire il pubblico medio americano guarda con interesse e cerca quasi il segreto della longevità“, sottolinea il professore.

Certificare una Blue Zone richiede un rigoroso lavoro di verifica dei dati. In Sardegna, ad esempio, si utilizzano i registri di stato civile, disponibili dal 1866, e gli archivi ecclesiastici, che coprono quasi tutta la popolazione grazie agli atti di battesimo e di morte. Questo doppio controllo riduce al minimo gli errori e garantisce la validità delle affermazioni. Secondo il professore Gianni Pes, questa metodologia supera di gran lunga quella statunitense, dove i registri demografici sono meno completi.
Intervista a cura di Paola Pilia
Caffè Corretto del 23-01-2025