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Cosa sta uccidendo la Posidonia nel Mediterraneo? Manuel Cozzolino
La Posidonia oceanica, specie fondamentale del Mediterraneo, è oggi in regressione a causa di pressioni ambientali e attività umane che ne minacciano la sopravvivenza. Secondo Yuri Donno, direttore dell’area marina protetta Capo Testa Punta Falcone, “non è solo il cambiamento climatico, ma anche le forti pressioni antropiche che stanno depauperando progressivamente questa risorsa fondamentale”.

Tra le principali cause della regressione della Posidonia oceanica emergono traffico nautico incontrollato e ancoraggi selvaggi, che danneggiano direttamente le praterie marine. Donno sottolinea che “un numero elevato di imbarcazioni che ancorano indiscriminatamente contribuisce in modo significativo al deterioramento dell’habitat prioritario”.
Le aree marine protette della Sardegna stanno adottando strategie mirate per salvaguardare la Posidonia oceanica, tra cui campi ormeggio e divieti di ancoraggio sulle praterie. Donno evidenzia che “tra le best practice promosse vi è il divieto di ancorare sulla Posidonia, fondamentale per prevenire ulteriori danni all’ecosistema marino”.
Il progetto Artemis rappresenta un’iniziativa internazionale per il recupero delle praterie di Posidonia oceanica attraverso interventi di ripiantumazione nei siti degradati. Donno spiega che “l’obiettivo è restaurare le aree dove la Posidonia è scomparsa, intervenendo direttamente con attività di piantumazione in loco”.
A un anno dall’avvio degli interventi, i risultati del progetto mostrano dati estremamente positivi, con oltre 250 metri quadrati restaurati e alta sopravvivenza delle piante. Donno afferma che “la sopravvivenza supera l’85%, un risultato molto soddisfacente per interventi di questo tipo e fondamentale per il futuro dell’habitat”.
Il progetto Artemis coinvolge diversi Paesi del Mediterraneo, creando una rete di collaborazione tra esperti per affrontare problematiche comuni legate alla Posidonia oceanica. Donno conclude che “la missione condivisa è proteggere e restaurare la Posidonia, sensibilizzando e intervenendo dove necessario per garantire la sopravvivenza delle praterie”.
Intervista a cura di Egidiangela Sechi
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