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Interviste

Ep. 01 – Se domani non torno

today25 Novembre 2025 101 3

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Vite in Mezz’ora – Puntata dedicata alla violenza sulle donne

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    Ep. 01 – Se domani non torno Giuseppe Valdes

«Se domani non rispondo alle tue chiamate, mamma, se non dico che non torno a cena, forse sono su una strada o in un sacco nero, forse sono in una valigia. Ti diranno che sono stata io che non ho urlato abbastanza… e mamma, se domani tocca a me, voglio essere l’ultima». Le parole della poetessa Cristina Torres Cáseres, divenute virali in Italia dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin, aprono la prima puntata di “Vite in mezz’ora”, dedicata alla violenza sulle donne.

Violenza sulle donne (Immagine simbolo)

Dal corteggiamento perfetto all’incubo

Anna, nome di fantasia, oggi ha 38 anni. Il suo racconto inizia a 29 anni, quando incontra un ragazzo che la conquista con bigliettini, regali, dediche, parole dolci. Si sente amata, protetta, al centro del mondo. Ma quell’amore che sembra perfetto diventa presto una trappola emotiva. Quando decidono di convivere, tutto cambia.

L’uomo comincia a criticare il suo aspetto, a giudicare i vestiti, a commentare il trucco in modo offensivo. Quella gentilezza iniziale diventa controllo ossessivo: ogni uscita viene messa in discussione e le relazioni sociali vengono progressivamente tagliate. Anna si allontana dagli affetti più cari e lascia il lavoro, perché lui pretende che stia sempre a casa.

La solitudine, la paura e la violenza

Anna racconta di un telefono che doveva essere sempre libero, pronta a rispondere al primo squillo. Il compagno la obbliga perfino a inviargli fotografie per dimostrare dove si trovasse. Quando perde anche il lavoro, Anna entra completamente sotto il suo controllo.

La violenza psicologica si trasforma in violenza fisica. L’uomo beve, assume sostanze, diventa imprevedibile. Anna vive nella paura costante. Racconta che lui “scherzava” su come sarebbe stato bello ucciderla, e ogni notizia al telegiornale su donne scomparse la faceva pensare: “Potrei essere io la prossima”.

La nascita del primo figlio e il ricovero

Il primo figlio arriva quando la relazione è già diventata un inferno. La gravidanza peggiora tutto: l’uomo sperpera denaro, aumenta la violenza, la tensione diventa insostenibile. Alla fine Anna viene ricoverata perché il bambino risulta malnutrito. Anche in ospedale vive sotto pressione, con lui che teme possa confidarsi con qualcuno.

La violenza più terribile e la nascita della seconda figlia

Una delle parti più dolorose del racconto riguarda la notte in cui l’uomo, ubriaco, la violenta. Da quella violenza nasce la sua seconda figlia. Anna la ama dal primo istante e la definisce “il mio raggio di sole”. La bambina diventa la prima scintilla di luce dopo anni di buio.

La goccia che fa traboccare il vaso

La svolta arriva quando il compagno si chiude in una stanza con il figlio di dieci mesi e minaccia di non restituirglielo. Anna trova una forza che non sapeva di avere. Combatte per aprire quella porta, chiama i carabinieri e riesce finalmente a chiedere aiuto. Suo padre arriva e la porta via. Da quel giorno l’uomo sparisce dalla sua vita. «Fortunatamente», dice Anna, «non l’ho mai più rivisto».

La rinascita: lavoro, casa, un nuovo amore

Anna ricostruisce tutto da zero. Torna al lavoro, compra una casa e ottiene l’affido esclusivo del primo figlio. Quando nasce la seconda bambina, porta il suo cognome. Nella sua nuova vita arriva un uomo diverso, capace di amare lei e i suoi figli senza condizioni. È lui a fare il primo bagnetto alla bambina. È lui che la piccola chiama “papà”. Con lui Anna riscopre la tenerezza, il rispetto, la sicurezza.

Violenza sulle donne: il messaggio di Anna

Le cicatrici restano. Anna porta con sé paure profonde, ma anche una forza nuova. Segue un percorso in un centro antiviolenza, dove scopre di non essere sola. La sua famiglia, tornata accanto a lei, è oggi uno dei suoi pilastri più importanti. Parlando, condividendo, Anna impara che la vergogna non è delle vittime, ma di chi fa del male. Anna chiude il suo racconto con un messaggio forte: «Non arrendetevi. Non siete sole. Chiedete aiuto, parlate con qualcuno. Esiste sempre una via d’uscita.»

Intervista a cura di Egidiangela Sechi – Giornalista del TG di Videolina

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