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Ep. 02 – Il dono di Tiresia stage@radiolina.it
Noi eravamo fra quelli chiamati contro natura. Il nostro esistere ribaltava e distorceva le leggi del creato. Ma come potevamo noi, rigogliosi nei nostri corpi adolescenti, essere uno scarto, il difetto di una natura che non tiene? I versi della poetessa Giovanna Cristina Vivinetto, tratti dal poema “Dolore Minimo”, introducono la seconda puntata di “Vite in mezz’ora” dedicata all’intensa storia di Carla Baffi, ex poliziotta olbiese: «Io ho capito di non essere il bambino allo specchio nel 1972», ricorda Carla con emozione, descrivendo il primo momento in cui comprese la sua vera natura.

Cresciuta a Roma in una pensione gestita dalla madre adottiva, Carla visse un’infanzia protetta ma profondamente solitaria. Frequentò oratorio, scuola e gruppi religiosi, cercando di adattarsi a un corpo che non riconosceva come suo. «Ogni abito femminile che indossavo era la mia pelle», afferma ricordando gli abiti della signora Mary che segnarono la sua consapevolezza.
L’arrivo della pubertà fu un trauma. Non aveva qualcuno con cui confidarsi e viveva protetta ma isolata. «Vedere il mio corpo diventare uomo è stata una violenza», racconta con lucidità, spiegando quanto profonda fosse la distanza tra la sua identità reale e l’immagine esterna imposta.
A Calangianus conobbe Annamaria, la prima moglie, e dalla loro unione nacque una figlia. «Lei sapeva tutto di me e voleva condividere la mia verità», ricorda con gratitudine. Annamaria fu anche la persona che la aiutò a ritrovare la famiglia biologica. L’incontro con il fratello, dopo una vita di domande, fu uno dei momenti più emozionanti. «Quando l’ho abbracciato, ho realizzato un sogno che non sapevo nemmeno di avere», racconta.

La tragedia del 2013 a Olbia cambiò tutto. Carla perse la compagna Patrizia e la piccola Morgana, travolte dall’acqua. «Per anni mi sono chiesta perché loro non ci fossero più e io sì», confessa. È una ferita aperta che la rese per molto tempo incapace di provare felicità o leggerezza.
Nel 2020 Carla iniziò finalmente il percorso di affermazione di genere, lasciando la Polizia e dedicandosi allo studio e al teatro. «Non potevo più travestirmi da uomo, era diventato insopportabile», racconta. Oggi usa la sua storia per ispirare chi affronta battaglie simili. «Se ce l’ha fatta Carla dopo tutto quello che ha passato, forse ce la posso fare anch’io», è la frase che desidera rimanga in chi la ascolta.
Intervista a cura di Egidiangela Sechi – Giornalista del TG di Videolina
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