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Ep. 24 – Intelligenza artificiale e imprese, servono competenze e regole Nicola Scano
Intelligenza artificiale, formazione e innovazione sono tra le sfide principali per le imprese che vogliono affrontare la trasformazione digitale. Per governare il cambiamento non bastano le nuove tecnologie: servono competenze adeguate, responsabilità nelle decisioni e regole capaci di accompagnare lo sviluppo. Temi che riguardano da vicino anche le aziende sarde, chiamate a rafforzare la propria competitività in un contesto economico in continua evoluzione.
A sottolineare questi aspetti sono Stefano Epifani, presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale, e Sergio Pellegrino, direttore scientifico della formazione del Gruppo 24 ORE. Due prospettive che si incontrano su un punto centrale: l’innovazione può creare opportunità concrete soltanto se viene accompagnata dalla crescita delle competenze e dalla capacità di comprendere le trasformazioni in atto.

L’intelligenza artificiale è uno strumento destinato a incidere sempre più profondamente sul lavoro, sull’organizzazione delle imprese e sui processi decisionali. Secondo Stefano Epifani, per comprenderne davvero le potenzialità è necessario superare una visione che attribuisce alla tecnologia un ruolo autonomo rispetto alle persone che la progettano, la utilizzano e ne determinano gli obiettivi.
La responsabilità delle decisioni non può essere trasferita all’intelligenza artificiale. Sono le persone e le organizzazioni a stabilire come impiegare questi sistemi, quali risultati perseguire e quali limiti rispettare. Per le aziende, questo significa valutare non soltanto l’efficienza delle applicazioni, ma anche le conseguenze delle scelte compiute attraverso il loro utilizzo.
L’adozione dell’AI richiede quindi un approccio consapevole, capace di integrare innovazione tecnologica, controllo umano e valutazione dei rischi. Non basta introdurre nuovi strumenti nei processi aziendali: occorre comprendere come funzionano, quali decisioni possono supportare e dove sia necessario mantenere una supervisione diretta.
Un altro aspetto centrale riguarda il rapporto tra sviluppo tecnologico, interessi economici e regolamentazione. I sistemi di intelligenza artificiale vengono sviluppati all’interno di un mercato caratterizzato da investimenti elevati e da una forte competizione tra aziende e aree geografiche.
Le scelte dei grandi operatori tecnologici sono influenzate anche dai modelli di business e dagli obiettivi economici. Per questo, secondo la prospettiva di Epifani, la governance dell’intelligenza artificiale non può essere separata dagli interessi che orientano la progettazione e la diffusione delle tecnologie.
Le regole hanno il compito di definire responsabilità, tutelare le persone e stabilire condizioni che consentano di sfruttare le opportunità dell’innovazione senza trascurarne le conseguenze. Per le imprese, conoscere il quadro normativo e adottare procedure adeguate diventa parte integrante della trasformazione digitale.
La diffusione dell’intelligenza artificiale si inserisce in una competizione internazionale nella quale Stati Uniti, Cina ed Europa seguono percorsi differenti. Investimenti, disponibilità di infrastrutture, capacità industriale e strategie pubbliche contribuiscono a determinare il peso dei diversi protagonisti.
Il confronto riguarda anche i modelli di sviluppo delle tecnologie, il grado di apertura dei sistemi e il controllo delle risorse necessarie per addestrarli e utilizzarli. Queste differenze hanno conseguenze economiche e strategiche, perché incidono sull’accesso agli strumenti digitali e sulla capacità dei Paesi di sviluppare soluzioni autonome.
Per l’Europa, la sfida consiste nel rafforzare la propria posizione senza rinunciare alla tutela dei diritti e alla definizione di regole condivise. La competitività digitale richiede investimenti, ricerca e competenze, oltre a un contesto capace di favorire l’innovazione e accompagnare le imprese nell’adozione delle nuove tecnologie.
La trasformazione digitale non riguarda esclusivamente le imprese e le istituzioni. Coinvolge anche i cittadini, chiamati a confrontarsi con strumenti che influenzano l’accesso alle informazioni, le relazioni, il lavoro e le scelte quotidiane.
La capacità di utilizzare una tecnologia non coincide necessariamente con la capacità di comprenderla. Per questo, la cittadinanza digitale richiede conoscenze che permettano di valutare le informazioni, riconoscere i limiti dei sistemi automatizzati e comprendere le implicazioni delle proprie azioni online.
Il tema è presente anche nel lavoro di Epifani, autore insieme a Mauro Minenna del libro Sudditi digitali. La riflessione sulla società digitale richiama l’importanza di passare da un utilizzo passivo degli strumenti a un rapporto più consapevole con le tecnologie e con i soggetti che le controllano.
L’educazione digitale è una condizione essenziale per partecipare attivamente alla trasformazione tecnologica, sia nella vita quotidiana sia all’interno delle organizzazioni. Un principio che vale anche per imprenditori, dirigenti e lavoratori chiamati a utilizzare l’intelligenza artificiale nelle proprie attività.
Accanto alla governance tecnologica, la formazione rappresenta uno degli strumenti più importanti per sostenere l’evoluzione del sistema produttivo. Le imprese devono aggiornare le proprie conoscenze, sviluppare capacità organizzative e prepararsi a un mercato nel quale competenze digitali e gestionali assumono un peso crescente.
In questo quadro si inserisce il Programma US, dedicato alla formazione di imprenditori e manager. Il percorso affronta temi che interessano direttamente la gestione aziendale, dalla finanza alla protezione del patrimonio, dalla leadership alla comunicazione, fino all’intelligenza artificiale e al passaggio generazionale.
La formazione manageriale permette di affrontare con maggiore consapevolezza le decisioni strategiche e di individuare strumenti utili a migliorare l’organizzazione dell’impresa. Per le aziende sarde, investire sulle competenze significa prepararsi ai cambiamenti del mercato e rafforzare la capacità di reagire alle nuove esigenze produttive.
Tra gli aspetti decisivi per la gestione aziendale c’è anche il rapporto con il sistema bancario. L’accesso al credito dipende da diversi fattori, tra cui la solidità economica dell’impresa, la capacità di presentare progetti credibili e la disponibilità di informazioni finanziarie chiare.
Saper comunicare con le banche è una competenza manageriale importante. L’impresa deve essere in grado di illustrare i propri obiettivi, spiegare le prospettive di sviluppo e fornire una rappresentazione trasparente della propria situazione economica e patrimoniale. Una comunicazione efficace può contribuire a rendere più comprensibili le esigenze finanziarie e i progetti di investimento.
Per gli imprenditori, acquisire competenze in ambito finanziario significa anche migliorare la capacità di pianificazione e valutare con maggiore precisione le risorse necessarie per sostenere la crescita. La formazione può aiutare a comprendere le logiche del credito e a gestire con più consapevolezza le relazioni con gli istituti finanziari.
La trasformazione delle imprese non dipende soltanto dall’introduzione di strumenti digitali. Richiede anche capacità di leadership, comunicazione interna e gestione del cambiamento, soprattutto quando le aziende devono rivedere i propri processi o affrontare una transizione nella guida.
Il passaggio generazionale rappresenta una fase particolarmente delicata per molte imprese, perché comporta il trasferimento di responsabilità, conoscenze e visione strategica. Preparare questo momento significa valorizzare l’esperienza accumulata e, allo stesso tempo, creare le condizioni affinché nuove competenze e nuove idee possano entrare nell’organizzazione.
La formazione aiuta imprenditori e manager a sviluppare strumenti utili per affrontare i conflitti, definire obiettivi condivisi e accompagnare le persone nelle fasi di cambiamento. Competenze tecniche, capacità relazionali e visione strategica sono elementi complementari per la continuità e la crescita delle aziende.
Per il sistema produttivo sardo, le sfide dell’intelligenza artificiale e della formazione si intrecciano con la necessità di rafforzare la competitività, migliorare l’organizzazione aziendale e individuare nuove opportunità di sviluppo. L’adozione delle tecnologie può favorire l’efficienza e aprire nuovi scenari, ma i risultati dipendono dalla capacità delle imprese di integrare gli strumenti digitali nei propri processi.
Le aziende devono quindi investire non soltanto nelle infrastrutture e nei software, ma anche nella preparazione delle persone che li utilizzeranno. Questo significa aggiornare le competenze, comprendere i rischi, valutare le opportunità e definire obiettivi coerenti con le esigenze dell’organizzazione.
Intelligenza artificiale, formazione manageriale e cultura finanziaria sono leve complementari per affrontare il cambiamento. La capacità di combinarle può aiutare le imprese sarde a prendere decisioni più informate, gestire le trasformazioni organizzative e rispondere con maggiore preparazione alle sfide del mercato.
A cura di Nicola Scano – Vicedirettore del TG di Videolina
Puntata del 26/09/2026
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