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RADAR 6 - RADIO PUNTATA - PARTE UNO.mp3 Nicola Scano
Dalle difficoltà finanziarie delle Province sarde alla necessità di rafforzare i legami con i giovani che vivono lontano dall’Isola. La Sardegna si trova davanti a due questioni decisive per il proprio futuro: garantire servizi e autonomia agli enti territoriali e trasformare l’emigrazione in una risorsa, mantenendo vivo il rapporto tra chi parte e la propria terra d’origine. Sono questi i temi affrontati nella puntata di Radar, trasmissione di Radiolina, attraverso gli interventi di Mauro Usai, sindaco di Iglesias e presidente della Provincia del Sulcis e dell’Unione delle Province sarde, e di Sara Nicole Cancedda, avvocata di 34 anni originaria di Gonnosnò, presidente della nuova federazione SEU – Sardi Emigrati Uniti, nata a Firenze dall’unione di 26 circoli sardi.

La prima emergenza riguarda la situazione finanziaria delle Province della Sardegna, chiamate a garantire servizi fondamentali come la manutenzione delle strade, la sicurezza degli edifici scolastici, il funzionamento degli uffici e il supporto ai Comuni più piccoli. Secondo i dati illustrati dall’Unione delle Province sarde, nel 2026 il prelievo statale supera i 41 milioni di euro, assorbendo sostanzialmente l’intero gettito dei tributi provinciali. Una situazione che limita pesantemente la capacità di programmazione e di investimento degli enti intermedi. Mauro Usai definisce il meccanismo «una situazione incredibile, perché il 100% delle entrate proprie viene restituito completamente allo Stato».
Al centro della protesta c’è un principio che, secondo il presidente della Provincia del Sulcis, riguarda direttamente l’autonomia degli enti locali. Le Province riscuotono imposte come quella sull’RC Auto, ma non possono disporre liberamente delle risorse raccolte sul territorio. Il problema non è soltanto economico: riguarda la possibilità di esercitare concretamente le proprie funzioni e rispondere alle esigenze delle comunità. Usai richiama anche i principi costituzionali relativi alle autonomie locali, sottolineando che gli enti territoriali devono poter programmare le proprie attività sulla base delle risorse effettivamente disponibili. La sua posizione è netta: «Le autonomie locali devono avere la capacità di pianificare il proprio futuro sulla base anche della capacità di riscuotere le imposte».
Le difficoltà finanziarie delle Province si traducono in conseguenze concrete per i cittadini. La manutenzione della rete stradale, la gestione degli edifici scolastici superiori e la realizzazione di nuovi interventi infrastrutturali rischiano di subire rallentamenti a causa della mancanza di risorse. Usai evidenzia il peso del prelievo anche attraverso un dato significativo: per ogni chilometro di strada provinciale, il contributo richiesto dallo Stato equivale a circa 22.000 euro. A essere maggiormente penalizzati sono i territori più fragili, dove i piccoli Comuni dipendono spesso dalle Province per attività amministrative e tecniche, comprese le procedure di appalto e le centrali di committenza. In Sardegna, ricorda il presidente, 318 Comuni su 377 hanno meno di 5.000 abitanti. «Se vengono sottratte delle risorse, è inevitabile che le conseguenze ricadano soprattutto nelle comunità più fragili e nei Comuni più piccoli», osserva Usai.
La questione si inserisce in un quadro finanziario che, secondo l’Unione delle Province sarde, presenta uno squilibrio ormai strutturale. Circa il 97% del prelievo contestato deriva da due voci: il cosiddetto contributo originario negativo, pari a circa 17,5 milioni di euro all’anno, e il versamento previsto dalla legge di stabilità del 2015, che si avvicina ai 23 milioni annui. Il problema è che, mentre negli anni sono stati rivisti i rapporti finanziari tra Stato e Regione, il prelievo sulle Province è rimasto sostanzialmente invariato. Per questo gli amministratori chiedono di rivedere i meccanismi a partire dal 2018 e di riconoscere le somme che ritengono ingiustamente sottratte. Usai spiega che la vertenza deve svilupparsi su due livelli: «La nostra azione deve essere fatta in due tempi, uno sul passato e uno sul futuro».
In vista della legge di bilancio 2027, la priorità è ottenere il congelamento delle somme pregresse per le Province che non sono riuscite a rispettare gli obblighi finanziari, in particolare l’ex Provincia di Sassari e la Provincia di Nuoro. L’obiettivo è impedire che risorse già accantonate continuino a gravare sui bilanci senza poter essere utilizzate per i servizi. Parallelamente, si chiede di individuare un sistema di contribuzione più equilibrato, coerente con quello applicato alle altre Province italiane. La partita economica complessiva vale circa 50 milioni di euro. Per Usai è fondamentale che la Regione Sardegna coinvolga direttamente le Province nei tavoli bilaterali con lo Stato dedicati alla vertenza entrate. «La cosa immediata è che la Regione faccia spazio, nel tavolo degli accordi bilaterali con lo Stato, alla rappresentanza delle Province», afferma.
Un altro nodo riguarda la possibile revisione del sistema di contribuzione alla finanza pubblica, con il passaggio a una quota legata all’IRPEF in sostituzione degli attuali meccanismi. Secondo Usai, un sistema basato sul gettito dell’imposta sul reddito potrebbe penalizzare ulteriormente i territori caratterizzati da redditi mediamente più bassi, come il Sulcis e altre aree della Sardegna. La preoccupazione è che un meccanismo più stabile per lo Stato non garantisca necessariamente risorse adeguate agli enti locali, soprattutto in presenza dell’inflazione. Il presidente richiama quindi il principio di insularità e la necessità di introdurre specifiche clausole di salvaguardia anche per le Province. «La Regione ha ottenuto un contributo di 100 milioni di euro che riconosce il principio di insularità, ma ci si è dimenticati delle Province», sottolinea.
La vertenza finanziaria si intreccia con una riflessione più ampia sul governo del territorio. Per Usai, le Province devono tornare a essere protagoniste della pianificazione infrastrutturale, ambientale ed energetica, affiancando la Regione e i Comuni nelle decisioni strategiche. Tra gli ambiti citati figurano i controlli ambientali, i poli industriali, la piccola portualità, le infrastrutture energetiche e l’individuazione delle aree idonee per gli impianti da fonti rinnovabili. Si tratta di scelte che richiedono una visione sovracomunale e una partecipazione diretta degli enti di area vasta. La convinzione del presidente è che il decentramento amministrativo rappresenti una condizione essenziale per uno sviluppo più equilibrato: «Io sono profondamente convinto che le Province servano. Sono un fan del decentramento di poteri, non certo dell’accentramento».
Dalla questione delle autonomie territoriali si passa a un altro tema centrale per il futuro della Sardegna: il rapporto con i cittadini che hanno lasciato l’Isola. A Firenze è nata SEU – Sardi Emigrati Uniti, nuova federazione che riunisce 26 circoli sardi e punta a costruire una rete capace di coinvolgere le nuove generazioni, valorizzare le competenze maturate fuori dalla Sardegna e mantenere un collegamento costante con i territori d’origine. Alla guida dell’organizzazione c’è Sara Nicole Cancedda, avvocata milanese di 34 anni, originaria di Gonnosnò. La nascita della federazione arriva dopo un congresso particolarmente complesso all’interno del precedente mondo associativo, dal quale sono emerse differenti visioni sulle modalità di partecipazione, sull’organizzazione democratica e sul ricambio generazionale. Cancedda spiega: «Sono emersi modi diversi di guardare all’associazionismo, alle modalità di stare insieme e di affrontare anche un processo democratico come può essere una riforma statutaria».
Uno dei concetti più significativi emersi nell’intervista è quello del capitale sociale, ovvero la rete di relazioni, conoscenze e rapporti personali che ogni individuo costruisce nel proprio territorio. Quando si lascia la Sardegna per studiare o lavorare, non si cambia soltanto città: spesso si perde anche quella rete di riferimenti che può facilitare l’inserimento nella nuova realtà. È un’esperienza che Cancedda conosce direttamente e che la nuova federazione intende affrontare attraverso servizi di orientamento e accompagnamento. «Chiunque affronti un percorso di emigrazione perde il capitale sociale che si è costruito nella prima parte della sua vita», osserva la presidente. Da qui nasce l’esigenza di mettere a disposizione dei giovani una rete di persone che possano aiutarli nelle scelte universitarie, nella ricerca di un alloggio e nell’inserimento nelle città di destinazione.
Il rapporto tra emigrazione e spopolamento rappresenta una delle questioni più delicate per il futuro dell’Isola. Per la presidente di SEU, il diritto di partire deve essere accompagnato dalla possibilità concreta di restare. Non tutti i percorsi professionali richiedono necessariamente di trasferirsi fuori dalla Sardegna e, in alcuni casi, anche le opportunità formative presenti nell’Isola possono essere competitive rispetto a quelle offerte altrove. Il problema, spesso, è la scarsa conoscenza delle possibilità disponibili. Per questo occorre offrire ai giovani strumenti per confrontare le diverse opportunità e decidere in maniera autonoma. Cancedda invita a superare l’idea che l’emigrazione rappresenti sempre l’unica strada: «La partenza come necessità non lo è necessariamente. Dipende tanto da che scelte di vita ciascuno intende fare».
La nuova federazione vuole superare il modello tradizionale dell’associazionismo legato esclusivamente all’assistenza agli emigrati. I giovani che oggi lasciano la Sardegna, infatti, possiedono spesso una formazione elevata, competenze professionali e capacità di inserirsi autonomamente nei contesti lavorativi nazionali e internazionali. La sfida è quindi coinvolgerli attivamente nella vita della comunità sarda, anche quando non prevedono di rientrare nell’Isola. I circoli possono diventare luoghi di confronto, partecipazione e progettazione, capaci di mettere in comunicazione esperienze maturate fuori dalla Sardegna con le esigenze del territorio. «L’emigrazione di oggi non ha bisogno di assistenza. I nostri ragazzi si sanno collocare da qualsiasi parte del mondo», afferma Cancedda. Il vero obiettivo è fare in modo che non venga meno il senso di appartenenza alla comunità d’origine.
Tra le priorità di SEU c’è anche l’apertura di un canale stabile di interlocuzione con la Regione Sardegna. La federazione intende lavorare a progetti condivisi che riguardino non soltanto chi emigra, ma anche le imprese sarde e coloro che decidono di tornare nell’Isola. L’idea è quella di costruire un sistema integrato nel quale competenze, relazioni e opportunità possano circolare in entrambe le direzioni. I sardi residenti fuori dall’Isola non devono essere considerati una comunità separata, ma una componente attiva dello sviluppo regionale. La presidente sintetizza così questa prospettiva: «Non possiamo affrontare il singolo tema senza tenere in considerazione gli altri».
Tra le questioni più concrete per gli emigrati c’è quella dei trasporti. Raggiungere la Sardegna dalle principali città italiane non è sempre semplice, soprattutto per chi vive in destinazioni non servite adeguatamente dal sistema della continuità territoriale. Oggi i collegamenti agevolati si concentrano soprattutto sulle rotte verso Roma e Milano, mentre città come Torino, Venezia e Firenze presentano maggiori difficoltà. Una situazione che pesa su chi desidera tornare per le vacanze, mantenere i rapporti familiari o affrontare un’emergenza. Per Cancedda è necessario intervenire proprio sulle destinazioni secondarie e ripensare progressivamente il sistema dei collegamenti. «La continuità territoriale deve abbattere la distanza tra l’Isola e la terraferma», afferma, indicando la necessità di rendere questo diritto accessibile a una platea più ampia di cittadini.
Il legame con la Sardegna non si interrompe necessariamente con la partenza e può continuare a vivere anche nelle generazioni successive. Sempre più giovani nati e cresciuti fuori dall’Isola scelgono di mantenere e valorizzare le proprie origini, partecipando alle attività dei circoli e alle iniziative della comunità sarda. Per SEU questa dimensione rappresenta una grande opportunità: l’identità sarda non deve essere considerata esclusivamente geografica, ma può essere trasmessa, condivisa e arricchita attraverso esperienze diverse. La stessa federazione punta a coinvolgere attivamente i giovani di seconda e terza generazione. Cancedda sottolinea il valore di questa scelta: «È meraviglioso il fatto che questi ragazzi scelgano di essere sardi».
Nel suo mandato triennale, Sara Nicole Cancedda individua un obiettivo concreto da realizzare già nel primo anno: rafforzare i servizi destinati ai giovani che decidono di trasferirsi fuori dalla Sardegna. Il progetto prevede attività informative nelle scuole superiori, un servizio di orientamento universitario e professionale e una rete di supporto per chi deve trovare casa e inserirsi nelle città di destinazione. Ogni circolo della federazione dovrà diventare un punto di riferimento stabile, capace di mettere in contatto chi parte con persone che hanno già affrontato percorsi di studio e lavoro simili. L’impegno della presidente è esplicito: «Noi apriamo in ogni circolo un canale permanente di supporto ai ragazzi che lasciano la Sardegna».
Le due esperienze raccontate a Radar evidenziano questioni differenti, ma profondamente collegate. Da una parte, le Province chiedono risorse adeguate per poter garantire servizi, infrastrutture e una reale capacità di programmazione. Dall’altra, SEU Sardi Emigrati Uniti prova a trasformare la diaspora sarda in una rete di competenze, relazioni e opportunità a disposizione dell’Isola. Il filo conduttore è la necessità di riconoscere il valore delle comunità territoriali, dentro e fuori dalla Sardegna, garantendo loro strumenti per partecipare alle decisioni e contribuire allo sviluppo. Una Sardegna più forte è anche quella che non perde il contatto con i propri cittadini, che sappia valorizzare chi resta e chi parte e che trasformi le proprie risorse umane e territoriali in una concreta opportunità di futuro.
A cura di Nicola Scano – Vicedirettore del TG di Videolina
Puntata del 31/10/2026
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