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Festa della Repubblica: l’inserto de L’Unione Sarda a 80 anni dal referendum Giuseppe Valdes
Gli 80 anni della Repubblica italiana diventano un viaggio nella memoria collettiva, nelle testimonianze personali e nelle contraddizioni della storia sarda nell’inserto speciale pubblicato da L’Unione Sarda per il 2 giugno. A raccontarne contenuti e significato è Paolo Paolini, giornalista del quotidiano e curatore del supplemento.

Ad aprire il lavoro è una fotografia d’archivio particolarmente evocativa: una donna di Oniferi al voto nel 1946. Un’immagine che restituisce il senso di una giornata storica, segnata dall’entusiasmo, dall’eleganza e dalla consapevolezza di un diritto appena conquistato.
“La fotografia racconta benissimo l’emozione di moltissime donne che andarono a votare per la prima volta”, spiega Paolini, ricordando come il suffragio femminile avesse già avuto un primo banco di prova nelle elezioni amministrative precedenti. Quel giorno, sottolinea il giornalista, era percepito come una festa collettiva, ma anche come un momento di grande responsabilità civile.
Uno degli elementi centrali dell’inserto è il racconto delle persone che vissero direttamente il passaggio dalla monarchia alla Repubblica. Tra le testimonianze più significative emerge quella di Maria Cristina Orgiana di Orroli, intervistata nel supplemento. La donna ricorda il clima di quei giorni, il peso della scelta politica e la convinzione personale maturata senza pressioni familiari.
Secondo quanto racconta a L’Unione Sarda, la sua principale preoccupazione era rappresentata dalla monarchia, percepita come vicina a una destra estrema. Per lei il voto rappresentava soprattutto la possibilità concreta di cambiare il futuro del Paese.
La sua vicenda personale ha però un dettaglio particolare: dopo aver partecipato alle amministrative, non riuscì a votare al referendum del 2 giugno 1946 perché prossima al parto. L’inserto propone anche il punto di vista opposto, quello monarchico. Protagonista è Enrico Sanjust di Teulada, presidente della commissione nobiliare di Casa Savoia.
Pur dichiarandosi ancora monarchico, Sanjust offre una lettura non nostalgica della questione. “La monarchia oggi non è revanscismo né nostalgia, ma coscienza delle radici dello Stato italiano”, sostiene, ribadendo però di essere consapevole che il ritorno del re non rappresenti uno scenario realistico.
Per Paolini queste voci raccontano bene il significato del tempo trascorso: ottant’anni dopo il referendum continuano a convivere memorie, identità e sensibilità politiche differenti.
Accanto alle interviste, il supplemento de L’Unione Sarda propone approfondimenti storici e analisi dedicate al rapporto tra Sardegna e Repubblica. Tra i contributi segnalati da Paolo Paolini ci sono le riflessioni di Giuseppe Meloni sulle aspettative rimaste incompiute nella storia repubblicana e l’analisi di Roberto Murgia sul cosiddetto “paradosso sardo” del referendum del 1946.
In Sardegna, infatti, il voto premiò la monarchia, in linea con buona parte del Mezzogiorno. Eppure la storia politica dell’Isola nel corso dei decenni avrebbe seguito traiettorie differenti, rendendo quel risultato uno dei dati più interessanti per comprendere il rapporto tra identità territoriale e costruzione dell’Italia repubblicana.
L’obiettivo dell’inserto, spiega Paolini, è proprio quello di offrire una lettura più consapevole della Festa della Repubblica, attraverso documenti, testimonianze, fotografie e punti di vista differenti.
Intervista a cura di Paola Pilia
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