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Il futuro degli aeroporti sardi: cosa può accadere dopo il 24 febbraio? Egidiangela Sechi, Nicola Scano
Il futuro degli aeroporti sardi ruota attorno alla possibile creazione di una holding regionale che unisca Cagliari, Olbia e Alghero, con scadenze giudiziarie e politiche imminenti.
Nicola Scano, vicedirettore del TG di Videolina, spiega: «Il 24 febbraio è il primo domino, perché se cade Nord Sardegna Aeroporti diventa difficile capire su quale base costruire tutto il resto».

La Giunta Todde punta all’ingresso della Regione nella futura holding aeroportuale con una quota iniziale del cinque per cento, sostenuta da risorse previste nella finanziaria regionale. Scano chiarisce: «C’erano circa trenta milioni già nel 2024 e la disponibilità sembra confermata, ma non sappiamo se sarà nel bilancio entro dicembre o in un assestamento successivo».
I sindacati guardano con cautela all’operazione, chiedendo garanzie sul piano industriale più che sulla semplice presenza della Regione nelle assemblee societarie. Secondo Scano, «Entrare col cinque per cento serve solo ad avere un occhio e un orecchio, mentre ai lavoratori interessa capire quali investimenti reali verranno fatti».
Al centro del dibattito restano gli investimenti infrastrutturali promessi da F2I, fondo partecipato da Cassa Depositi e Prestiti, chiamato a sostenere lo sviluppo aeroportuale. Scano sottolinea: «La sola torre di controllo di Cagliari costa circa sessanta milioni, quindi parliamo di cifre importanti che devono arrivare parallelamente alla fusione».
Il percorso resta complesso anche per i rilievi di ENAC e Corte dei Conti, contrari alle fusioni senza gare pubbliche quando sono coinvolte quote pubbliche. Scano conclude: «Se il tribunale boccia Nord Sardegna Aeroporti, sarà davvero complicato capire come si potrà andare avanti con l’intero progetto regionale».
Intervento a cura di Egidiangela Sechi
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