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Interviste

Kentu Kordas al Premio Maria Carta: il successo nel mondo

micCristian Asara, Kentu Kordastoday6 Settembre 2026

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Kentu Cordas, la musica sarda che supera confini e varianti linguistiche

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    Kentu Kordas al Premio Maria Carta: il successo nel mondo Radiolina

I Kentu Cordas portano la musica e la cultura della Sardegna oltre i confini dell’Isola, con un percorso artistico che dura da oltre vent’anni e che li ha condotti in diversi Paesi europei, fino alla Corea del Sud. Nel corso della serata dedicata al Premio Maria Carta, i Kentu Kordas, Antonio Porcu, la flautista Jana Bitti, l’arpista Gilda Dettori e il pianista Luca Virgilio, ospiti negli studi di Radiolina, hanno raccontato la storia del progetto, nato anche attraverso un’incisione realizzata in Bulgaria, e il valore di continuare a proporre la musica sarda davanti a pubblici internazionali: «Questo progetto va avanti da più di vent’anni e con il quale siamo stati in tutta Europa: Polonia, Spagna, Bulgaria, ma non solo. Siamo arrivati anche in Corea», raccontano.

Kentu Kordas

Dalla Bulgaria alla Corea

Il percorso internazionale dei Kentu Kordas è legato a un progetto musicale che ha trovato un momento importante nell’incisione di un CD in Bulgaria. Da quella esperienza è iniziato un cammino che ha portato il gruppo a esibirsi in diversi contesti internazionali, confrontandosi con culture e tradizioni musicali differenti.

Tra le esperienze più significative c’è stata quella in Corea del Sud, a Gyeongju, antica capitale del Paese e sede di un importante festival internazionale. I Kentu Cordas sono stati invitati a rappresentare la propria tradizione musicale e si sono esibiti insieme ad artisti e gruppi provenienti da varie parti del mondo: «Ci hanno invitato come gruppo Kentu Cordas a portare la nostra musica e ci siamo esibiti insieme a gruppi di tutto il mondo».

La musica sarda parla al mondo

L’esperienza internazionale ha permesso ai Kentu Kordas di verificare direttamente quanto la musica sarda possa suscitare interesse anche lontano dall’Isola. La distanza geografica, secondo il gruppo, non rappresenta necessariamente un ostacolo alla comprensione della tradizione musicale: al contrario, proprio l’originalità dei suoni può diventare un punto di incontro con il pubblico: «Forse noi, vivendo qua, la percepiamo e la viviamo intensamente, ma ci accorgiamo di quello che genera negli altri», ha sottolineato il gruppo evidenziando l’emozione provata nel vedere la propria cultura musicale apprezzata anche all’estero.

Tre brani per raccontare la Sardegna

Nel corso dell’intervista a Radiolina, i Kentu Kordas hanno presentato tre brani tratti dal loro repertorio. Il primo è un canto di area campidanese, legato alla figura di una piccola agnellina che pascola l’erba e tradizionalmente eseguito con le launeddas. Nel tempo il brano è stato rielaborato anche in versione vocale e corale.

Il secondo brano è invece una ninna nanna di Maria Teresa Cao, Dromi fiore meu, descritta dagli artisti come una composizione particolarmente intensa e struggente: «Ci siamo subito innamorati della musica di Maria Teresa Cao», ricordando anche il legame personale del tenore del gruppo con la compositrice: «Abitavo a due passi dalla casa di Maria Teresa, quindi ho dei ricordi indelebili d’infanzia che mi legano a lei in maniera particolare».

Lao Silesu e l’identità dell’Isola

A completare il percorso musicale proposto è stato l’Inno alla Sardegna scritto da Lao Silesu e all’Inno di Sardegna. Una scelta che assume per i Kentu Cordas un significato particolare perché consente di mettere al centro l’identità dell’Isola e una riflessione su ciò che la Sardegna avrebbe potuto essere: «Questo noi lo portiamo in giro con fierezza perché parla proprio della nostra Sardegna, di quello che sarebbe potuta essere la nostra Sardegna», ha affermato Purcu, sottolineando il legame tra il repertorio del gruppo e la volontà di rappresentare la cultura sarda anche nei contesti internazionali.

Campidanese e logudorese, le tante lingue della Sardegna

L’intervista ha offerto anche l’occasione per parlare delle diverse varianti linguistiche della Sardegna. Il confronto è partito proprio dalla difficoltà, manifestata dal conduttore, nel comprendere alcune parole dei brani ascoltati, nonostante la sua familiarità con il logudorese. Per i Kentu Kordas, però, le differenze linguistiche interne all’Isola non devono necessariamente trasformarsi in una barriera: «Dobbiamo tentare di fare uno sforzo mentale per uscire da quel luogo comune che tutte le varianti siano incomprensibili. Non è vero»,

Si è poi sottolineato quanto possano essere sottili le differenze tra le diverse aree della Sardegna: «Bastano pochi chilometri e cambiano già le parole». Un patrimonio linguistico articolato che, proprio come la musica, racconta la varietà culturale dell’Isola.

L’arpa e le 47 corde dei Kentu Cordas

Un altro elemento distintivo del progetto è l’arpa di Gilda Dettori. Il nome Kentu Kordas richiama proprio le 47 corde dell’arpa, uno strumento che nell’immaginario collettivo può apparire legato soprattutto alla sua dimensione estetica, ma che per l’arpista ha rappresentato soprattutto una scelta dettata dal suono: «È uno strumento che appassiona solo ad ascoltarlo» racconta. La scelta dell’arpa, dunque, non sarebbe nata dall’aspetto dello strumento, ma dalla sua capacità sonora ed evocativa: «È ipnotico. Ed è quello che mi ha fatto scegliere lo strumento. Nient’altro: non l’estetica, nulla. Solo il suono», ha spiegato l’artista.

Un gruppo unito dalla musica e dall’amicizia

Oltre alla ricerca musicale, nel racconto dei Kentu Kordas emerge anche la forte componente umana che tiene insieme il gruppo. Le trasferte, i concerti all’estero e il confronto con pubblici internazionali diventano occasioni di condivisione, ma anche di ironia e divertimento. Le diverse provenienze dei componenti  alimentano una complicità fatta di battute e prese in giro amichevoli: «Meno male, nelle trasferte abbiamo momenti di grande serietà, ma anche di grande ilarità. È anche l’amicizia che ci lega: questo è il valore aggiunto del nostro gruppo» affermano.

La Sardegna oltre i confini

Il percorso dei Kentu Kordas racconta così una Sardegna capace di dialogare con il mondo attraverso la musica. Dalle tradizioni vocali alle launeddas, dalla poesia delle ninne nanne all’arpa, fino alle composizioni legate all’identità dell’Isola, il gruppo costruisce un repertorio nel quale tradizione e ricerca convivono. L’esperienza internazionale, diventa quindi parte integrante della loro storia artistica: «Quando andiamo all’estero, in giro per fare i concerti, non ci annoiamo, ci divertiamo perché abbiamo grande confidenza», raccontando così il lato umano di un progetto che da oltre vent’anni continua a portare la musica sarda fuori dall’Isola.

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