• home Home
  • keyboard_arrow_right Podcast
  • keyboard_arrow_rightLa guerra infinita – di Alessandro Aresu
play_arrow

Gli Editoriali de L'Unione Sarda

La guerra infinita – di Alessandro Aresu

micRadiolina today30 Luglio 2026 5

Sfondo
share close

L’ Analisi del 30-07-2026 – La guerra infinita

  • cover play_arrow

    La guerra infinita – di Alessandro Aresu Radiolina

Sul Medio Oriente sembra allungarsi lo spettro di una “guerra infinita”, che mostra un continuo logoramento dei vari attori in campo, senza evidenziare un reale sbocco. Non bisogna dimenticare che le “guerre infinite”, in particolare in Afghanistan e in Iraq, hanno segnato negativamente l’immaginario degli Stati Uniti. Proprio l’opposizione ai costi di queste guerre ha contribuito in modo significativo all’ascesa di figure come il vicepresidente J.D. Vance e, prima, lo stesso Donald Trump. Eppure, quest’ultimo, come altri presidenti degli Stati Uniti prima di lui, continua a essere impantanato nel Medio Oriente.

Stretto di Hormuz

Lo Stretto di Hormuz è stato chiamato dagli esperti in questi mesi lo “Stretto di Schrödinger”, per indicare un paradosso della fisica quantistica che si applica oggi all’economia e alla politica mondiale. Vuol dire che lo Stretto non è né totalmente chiuso, perché per esso passa un certo numero di navi ogni giorno, ma non è nemmeno realmente aperto perché le navi sono molte meno rispetto al passato e perché il futuro continua a essere avvolto da una cappa di incertezza.

Gli Stati Uniti, dopo il collasso dell’accordo con l’Iran, hanno continuato a colpire periodicamente le capacità militari e infrastrutturali iraniane, ma la realtà è che Teheran ha bisogno di un numero di missili e droni ridotto per disturbare o paralizzare il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. Inoltre, nonostante le fragilità economiche di Teheran, lo stato di guerra permanente ha rafforzato l’ala del regime iraniano che detiene attualmente il potere.

Nelle ultime settimane, abbiamo visto poi una nuova fase della lunga guerra per procura tra Iran e Arabia Saudita. Il regno saudita, che ha firmato un controverso accordo sul nucleare con gli Stati Uniti, svolge sempre di più un ruolo attivo, dopo gli attacchi subiti nelle scorse settimane alle proprie infrastrutture energetiche, e in coordinamento con Washington ha colpito gruppi in Iraq considerati legati all’Iran.

A quest’allargamento delle ostilità si lega anche l’apertura ulteriore del fronte bellico dello Yemen, con nuove azioni degli Houthi, che erano temute da tempo. Gli Houthi hanno dichiarato un blocco navale totale nel Mar Rosso contro l’Arabia Saudita e hanno aperto il fuoco contro diverse imbarcazioni commerciali.

Un altro tema da monitorare nelle prossime settimane riguarda la controversia sulle forniture cinesi all’Iran, che secondo alcune ricostruzioni starebbe per ricevere sistemi cinesi di difesa aerea, con transito in territorio pakistano. Il ministero degli Esteri di Pechino ha negato qualsiasi coinvolgimento nell’operazione, definendo le notizie completamente infondate e ribadendo il proprio impegno per la pace. Tuttavia, è ragionevole pensare che le possibili forniture della Cina all’Iran saranno considerate con ancora maggiore attenzione negli Stati Uniti e in Israele, da tutti coloro che hanno interesse in una prosecuzione indefinita del conflitto.

Nella prospettiva israeliana, Netanyahu ha accolto con favore il collasso della trattativa tra Washington e Teheran, perché il suo obiettivo è la prosecuzione delle ostilità fino a giungere alla distruzione totale dell’apparato militare iraniano.

Il primo ministro israeliano è stato di recente negli Stati Uniti per partecipare ai funerali dell’influente senatore repubblicano Lindsey Graham. Graham è stato un simbolo della vicinanza del Congresso a Israele e dell’ideale di politica interventista degli Stati Uniti, nonché della convinzione di dovere e potere cambiare i regimi politici dei Paesi avversari, a partire da Iran, Russia e Cina.

Tra Trump e Netanyahu, nel confronto alla Casa Bianca e nelle dichiarazioni, continua a esserci una divergenza di interessi. Eppure, questa fase della guerra consente a Israele di mantenere una relativa libertà d’azione verso il Libano e di ridurre l’impegno diretto verso l’Iran, anche in vista delle elezioni legislative che si terranno il 27 ottobre.

Israele deve comunque affrontare, nel lungo termine, l’elefante della stanza dell’opinione pubblica americana, che continuerà a valutare negativamente i costi economici e militari del coinvolgimento nella guerra in Iran e nel Medio Oriente. L’epoca di Lindsey Graham è finita ma il volto di un nuovo tempo è ancora difficile da decifrare.

Alessandro Aresu, consigliere scientifico di Limes

Acquista la tua copia de L’Unione Sarda

Clicca qui per scoprire tutti i podcast di Radiolina


Gli Editoriali de L'Unione Sarda

Rate it