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La magia delle figurine Panini: passione, nostalgia e collezionismo Fabio Leoni
Le figurine Panini rappresentano un’icona per gli appassionati di calcio e collezionismo. Un hobby che ha attraversato generazioni, trasformandosi da passatempo infantile a una vera e propria passione per adulti. Ne abbiamo parlato con Carlo Alberto Melis, giornalista de L’Unione Sarda e grande collezionista, che ci ha raccontato la sua esperienza e l’evoluzione di questa storica raccolta.

Carlo Alberto Melis ha iniziato la sua avventura con le figurine Panini nella stagione 1972-73. “Devo all’album Panini l’opportunità di aver imparato a leggere e scrivere prima di andare a scuola,” racconta. Da allora, il suo legame con la collezione non si è mai interrotto, anche se, da bambino, completare l’album era un’impresa difficile a causa della limitata disponibilità di pacchetti.
Oggi il collezionismo di figurine non è più un fenomeno esclusivamente infantile. “Negli ultimi anni, molti collezionisti adulti hanno sostituito i bambini,” spiega Melis. L’acquisto delle scatole da 100 pacchetti ha reso più semplice completare l’album, trasformando questo hobby in un’attività rilassante e terapeutica. “Attaccare le figurine è un antistress,” confessa il giornalista.

Dagli albori ad oggi, gli album Panini hanno subito diverse trasformazioni. Un tempo, le figurine si attaccavano con la colla, mentre oggi sono autoadesive. Inoltre, negli ultimi anni sono stati introdotti aggiornamenti per il calciomercato e, più recentemente, anche un album dedicato alle calciatrici. “Quest’anno c’è l’album cartaceo delle calciatrici, mentre nei primi tre anni era solo digitale,” precisa Melis.
Nel mondo del collezionismo, alcune figurine sono considerate rare e ricercatissime. “La figurina più rara per antonomasia è quella di Pierluigi Pizzaballa,” racconta Melis, ricordando che in passato ci sono stati anche errori di stampa, come giocatori scambiati o raffigurati con foto sbagliate. Tra le figurine più famose spicca quella di Bruno Bolchi, il primo calciatore mai stampato nella storia degli album Panini.
Intervista a cura di Massimiliano Rais
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