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La sentenza: giustizia per i militari colpiti dall’uranio impoverito

today18 Ottobre 2025

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Radar con Nicola Scano

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    La sentenza: giustizia per i militari colpiti dall’uranio impoverito Giuseppe Valdes

Il 7 ottobre, il Consiglio di Stato ha emesso una sentenza storica: è stato cancellato il nesso di causalità tra l’esposizione a uranio impoverito o metalli pesanti e le patologie tumorali. Una svolta epocale che ribalta decenni di battaglie legali e sofferenze di militari e familiari. Secondo la sentenza, non è necessario un riscontro effettivo del nesso eziologico: la legge riconosce il rischio professionale come sufficiente per considerare il tumore correlato all’attività svolta. In altre parole, spetta all’amministrazione dimostrare una causa diversa, non al militare malato. “Cade il muro di gomma”, commentano i protagonisti di una lunga battaglia. La Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, nel 2018, era già arrivata a conclusioni simili.

Uranio impoverito (Immagine simbolo)

Conclusioni della relazione parlamentare ignorate

L’ex presidente della Commissione, Gian Piero Scanu ha ricordato come la politica abbia ignorato per anni le conclusioni della relazione parlamentare: “La magistratura e il Consiglio di Stato hanno fatto ciò che la politica non ha voluto fare. La nostra commissione ha lavorato con rigore, senza guardare in faccia a nessuno, dimostrando che chi si ammala lo fa per le condizioni di rischio in cui opera.” Scanu ha poi denunciato le pressioni politiche subite durante i lavori della Commissione: “Il Partito Democratico, tramite il Ministero della Difesa, cercò di impedirmi di presentare la relazione. Alla fine fu approvata grazie ai voti dell’opposizione.”

La politica “tiepidamente” al servizio del potere

Scanu ha affrontato anche il tema dell’attuale classe politica, accusandola di mancanza di coraggio e libertà: “La politica è tiepida perché sono tiepide le persone che la fanno. Invece di risolvere i problemi, pensano solo alla rielezione.” L’ex presidente ha espresso preoccupazione per la corsa al riarmo e il crescente potere del complesso industriale militare, ricordando le parole di Eisenhower: “Il complesso industriale militare condiziona le scelte dei governi.

Oggi la situazione è peggiorata: i conflitti sono alimentati da chi produce e vende armi.” Scanu ha sottolineato la necessità di un controllo parlamentare effettivo sulle spese militari, denunciando che la legge del 2012 – che impone trasparenza e verifica di congruità – “non viene rispettata”. “Serve un Parlamento forte e un organismo indipendente che verifichi la congruità delle spese per la difesa, come accade negli Stati Uniti.”

Energie rinnovabili e paesaggio sardo: il caso Putifigari

Focus sull’assalto al paesaggio sardo da parte dei grandi progetti di energie rinnovabili. Il caso emblematico è quello di Putifigari, dove la società Inesdonai di Roma ha ottenuto il via libera del Ministero dell’Ambiente per installare un enorme impianto fotovoltaico in un’area vincolata dall’UNESCO per la presenza della necropoli di S’Incantu. Gli ambientalisti denunciano una valutazione superficiale e “un sopruso calato dall’alto”. Il progetto prevede 86 ettari di pannelli fotovoltaici per una potenza complessiva di 73 MW.

L’assessore Spanedda: “L’impianto non è ancora autorizzato”

L’assessore regionale all’Urbanistica Francesco Spanedda ha chiarito che la valutazione di impatto ambientale (VIA) non equivale a un’autorizzazione definitiva: “Siamo in una fase preliminare: la Regione ha presentato osservazioni sin dal 2022. Ci sono oltre 50 prescrizioni e la superficie sarà dimezzata.” Ma i comitati ambientalisti non condividono questa visione.

Maria Grazia De Montis: “Non è una fase preliminare, è una croce sul territorio”

Per Maria Grazia De Montis, portavoce del Comitato Gallura contro la speculazione energetica, la VIA positiva rappresenta di fatto una decisione già presa: “Il MASE ha approvato il progetto nonostante il parere negativo del Ministero della Cultura. È un affronto alla Sardegna e al suo patrimonio.”

De Montis denuncia anche violazioni procedurali e mancanza di valutazioni sanitarie: “Molti progetti non rispettano la legge: mancano le valutazioni di impatto sanitario obbligatorie, previste per impianti sopra i 10 MW. È in gioco la salute pubblica.”

Speculazione e mancanza di controllo: un rischio per il territorio

Secondo i comitati, la “pioggia di progetti” calata dall’alto ha generato caos normativo e scarsa trasparenza. Le società agiscono in modo aggressivo e poco rispettoso dei vincoli ambientali, approfittando dei ritardi burocratici e del sovraccarico degli uffici ministeriali. “Si presentano progetti incompleti, privi dei requisiti minimi, e passano lo stesso. È una minaccia per il paesaggio e per la democrazia.”

Un appello alla Regione: difendere la Sardegna

Il movimento ambientalista chiede alla Regione Sardegna di impugnare le decisioni e tutelare i territori con ricorsi legali, ricordando che il paesaggio e la salute pubblica sono beni costituzionalmente garantiti. “Non possiamo sacrificare il nostro paesaggio per impianti che non rispettano la legge. Serve una valutazione scientifica e puntuale per ogni area.”

Conduce Nicola Scano
Puntata del 18/10/2025

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