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Medico del lavoro: «La prevenzione va oltre la burocrazia» Simona De Francisci, Paolo Durando
La medicina del lavoro è fondamentale per proteggere la salute dei lavoratori, prevenire le malattie professionali e promuovere il benessere nei luoghi di lavoro. Ma il ruolo del medico competente non si limita alle visite periodiche e agli adempimenti previsti dalla legge: comprende anche la sensibilizzazione sui corretti stili di vita, la prevenzione oncologica e la tutela della salute in una prospettiva più ampia. A sottolinearlo è il professor Paolo Durando, ordinario di Medicina del lavoro all’Università degli Studi di Genova e direttore dell’Unità operativa di Medicina del lavoro, Tossicologia e Igiene industriale dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova. Nel corso di un’intervista, l’esperto ha ribadito un concetto centrale: «Se un lavoratore, dopo un po’ di tempo che lavora in un’azienda, percepisce la visita periodica del medico competente come un esclusivo adempimento burocratico, vuol dire che il medico del lavoro ha fallito».

Il medico del lavoro è uno specialista in Medicina del lavoro, una figura professionale che acquisisce le proprie competenze attraverso un percorso universitario di specializzazione successivo alla laurea in Medicina e chirurgia. Quando ricorrono i requisiti previsti dalla normativa, può svolgere anche le funzioni di medico competente, occupandosi della sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti a rischi professionali.
Il suo compito consiste nel valutare le condizioni di salute dei dipendenti in relazione alle mansioni svolte e ai rischi individuati nell’ambiente lavorativo, attraverso visite mediche e accertamenti definiti sulla base dei protocolli sanitari applicabili.
Come spiega il professor Durando, «Il ruolo del medico competente è quello che, per legge nel nostro Paese, prevede, qualora i lavoratori siano esposti a rischi per la salute, di monitorarli nel tempo proprio al fine di tutelarne la salute in relazione ai rischi di esposizione professionale».
La sorveglianza sanitaria rappresenta quindi uno strumento essenziale per individuare eventuali problemi di salute, contribuire alla prevenzione delle malattie professionali e formulare il giudizio di idoneità alla mansione specifica, nel rispetto della normativa vigente.
Quando si parla di salute e sicurezza sul lavoro, l’attenzione pubblica si concentra spesso sugli incidenti più gravi, come gli infortuni mortali, le cadute dai ponteggi e gli episodi legati all’esposizione a sostanze nocive. Si tratta di eventi che richiedono interventi rigorosi di prevenzione, formazione e controllo.
Accanto ai rischi immediatamente visibili, tuttavia, esistono pericoli che possono compromettere la salute nel tempo. Tra questi rientrano l’esposizione ad agenti chimici, fisici, cancerogeni e biologici, oltre ai rischi connessi all’organizzazione del lavoro.
Il medico competente contribuisce alla prevenzione attraverso la valutazione sanitaria dei lavoratori e la collaborazione con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione e protezione. L’obiettivo è ridurre le conseguenze dell’esposizione professionale e favorire condizioni di lavoro più sicure.
Durando chiarisce che l’attività della medicina del lavoro è orientata innanzitutto alla prevenzione: «L’attività del medico competente, del medico del lavoro, quando si monitora la salute delle persone, è finalizzata agli aspetti di prevenzione della salute e all’evitamento della possibilità di sviluppare quelle che vengono tecnicamente chiamate malattie professionali».
La tutela della salute dei lavoratori non riguarda esclusivamente gli agenti nocivi presenti negli ambienti produttivi. Anche stress lavoro-correlato, turni particolarmente impegnativi, sedentarietà e organizzazione delle attività possono incidere sul benessere psicofisico delle persone.
Per questo motivo, la prevenzione richiede un approccio che tenga conto non soltanto delle esposizioni professionali, ma anche delle condizioni organizzative nelle quali il lavoro viene svolto. La valutazione dei rischi, le misure preventive e le iniziative di promozione della salute devono essere coerenti con le caratteristiche delle mansioni e dei contesti lavorativi.
Negli ultimi anni, la figura del medico competente ha assunto una dimensione sempre più ampia, che affianca alla protezione dai rischi professionali l’attenzione per la salute complessiva della persona.
Come sottolinea il professor Durando, «Oggi si richiede di più a questa figura professionale, ossia quella di promuovere salute». Un cambiamento di prospettiva che invita le aziende a considerare la salute dei lavoratori non soltanto come un obbligo normativo, ma anche come una componente essenziale della prevenzione e del benessere organizzativo.
Tra gli ambiti nei quali il medico competente può contribuire alla promozione della salute rientra anche la prevenzione oncologica. Informare i lavoratori sull’importanza degli screening e favorire la partecipazione ai programmi di prevenzione rappresenta un’opportunità per avvicinare un numero maggiore di persone ai percorsi di diagnosi precoce.
Nel corso dell’intervista, Durando ha richiamato l’attenzione sulle novità normative del 2025 in materia di salute e sicurezza sul lavoro. In particolare, il decreto-legge 31 ottobre 2025, n. 159, ha introdotto una disposizione specifica nell’articolo 25 del decreto legislativo 81/2008, prevedendo che il medico competente informi i lavoratori sull’importanza della prevenzione oncologica e promuova l’adesione ai programmi di screening previsti dai livelli essenziali di assistenza.
La norma richiama l’importanza di spiegare finalità e utilità degli screening, anche attraverso campagne informative promosse dal Ministero della Salute.
Il professor Durando aveva evidenziato nell’intervista la portata di questo orientamento, affermando che «Il ruolo è molto ampio ed è finalizzato proprio non solo in relazione ai rischi di esposizione lavorativa, ma anche per promuovere la salute un po’ più in modo generale, indipendentemente dai rischi dei processi produttivi».
La prevenzione oncologica diventa così un ulteriore ambito di informazione e sensibilizzazione all’interno delle aziende, senza confondere gli screening rivolti alla popolazione con gli accertamenti sanitari specifici legati ai rischi professionali.
Uno degli aspetti più significativi riguarda la possibilità di raggiungere un numero elevato di persone attraverso la medicina del lavoro. Secondo i dati citati dal professor Durando durante l’intervista, in Italia circa 20 milioni di lavoratori sono sottoposti per legge alla sorveglianza sanitaria, mentre circa 9 milioni vengono visitati ogni anno.
Queste cifre, riferite dall’esperto nel corso della trasmissione, evidenziano il potenziale della medicina del lavoro come strumento di informazione e prevenzione. Il contatto periodico con il medico competente può infatti diventare un’occasione per affrontare temi che vanno oltre la mansione lavorativa, fornendo indicazioni utili sulla salute e sull’accesso ai programmi di prevenzione.
Durando riassume questa opportunità con una considerazione precisa: «Immaginate quale può essere il ruolo, come dire, driver per messaggi positivi di prevenzione e di promozione della salute da parte di queste figure professionali».
Il medico competente può quindi svolgere una funzione strategica nel collegare la prevenzione occupazionale alle iniziative più generali di sanità pubblica, contribuendo a diffondere informazioni corrette e a favorire una maggiore consapevolezza sanitaria tra i lavoratori.
Ricevere una convocazione per la visita del medico competente non dovrebbe essere vissuto come una semplice formalità amministrativa. La visita medica periodica è parte di un sistema di prevenzione che mira a proteggere la salute dei dipendenti e a verificare la compatibilità delle condizioni di salute con i rischi e le attività della mansione svolta.
Perché questo sistema funzioni davvero, tuttavia, è importante che il lavoratore comprenda il significato della sorveglianza sanitaria, sappia a cosa serve la visita e possa instaurare un rapporto professionale basato sulla fiducia e sulla comunicazione.
Anche l’azienda ha un ruolo decisivo: organizzare gli appuntamenti, garantire le condizioni necessarie allo svolgimento delle visite e sostenere le attività di prevenzione significa contribuire concretamente alla tutela della salute.
Il messaggio emerso dall’intervista è chiaro: «Il lavoratore non dovrebbe interpretare la visita dal medico del lavoro solo come un adempimento burocratico». Per trasformare questo principio in realtà, non basta programmare gli accertamenti: occorre spiegare il loro valore e rendere la prevenzione parte integrante della cultura aziendale.
Intervista a cura di Simona De Francisci
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