play_arrow
Sassari, il dormitorio di via Ardara accoglie 21 persone Simona De Francisci, Maria Grazia Ledda
A Sassari, il dormitorio di via Ardara, gestito dai volontari dei Guardian Angels, rappresenta un punto di riferimento per le persone che attraversano momenti di difficoltà economica, sociale o personale. La struttura dispone di 21 posti letto ed è attualmente al completo, mentre la lista d’attesa supera le 50 persone. In circa due anni di attività sono state accolte più di 200 persone, offrendo loro non soltanto un riparo per la notte, ma anche un ambiente in cui ritrovare dignità, relazioni e un senso di appartenenza. Come raccontato dalla giornalista di Videolina Maria Grazia Ledda, il rifugio è una realtà in cui l’accoglienza va oltre il semplice sostegno materiale. Uno degli ospiti ha raccontato: «Mi sento come a casa mia».

Il dormitorio di via Ardara è stato aperto circa due anni fa, in prossimità del periodo natalizio, per far fronte all’indisponibilità temporanea dello storico dormitorio di via Duca degli Abruzzi. Quella che inizialmente era una soluzione individuata rapidamente si è trasformata in un servizio essenziale per il territorio sassarese. I Guardian Angels, attraverso l’impegno quotidiano dei volontari, hanno contribuito a costruire una comunità capace di accogliere persone con storie e percorsi molto diversi. La struttura, nata per rispondere a un’esigenza immediata, è diventata così un presidio di solidarietà. La testimonianza raccolta durante la visita di Maria Grazia Ledda restituisce il significato di questa esperienza. Un ospite ha spiegato: «Io qua mi sento come a casa mia».
Il rifugio è destinato agli uomini che si trovano in condizioni di difficoltà. Tra gli ospiti ci sono cittadini italiani e stranieri, persone che hanno perso il lavoro, che attraversano una fase di precarietà oppure che devono affrontare problemi legati alle dipendenze da sostanze stupefacenti o dall’alcol. Le età raccontano la varietà delle situazioni: tra le persone accolte, il più giovane aveva 19 anni, mentre il più anziano ne aveva 82. La vulnerabilità sociale non ha un’unica origine né un’età precisa, e il dormitorio offre una risposta concreta a bisogni differenti. A sottolineare il valore dell’accoglienza è ancora la testimonianza di uno degli ospiti: «Io qua mi sento come a casa mia».
Il servizio è attivo ogni giorno dalle 18 alle 8 del mattino. Durante la permanenza, gli ospiti possono usufruire di un letto, ricevere la cena e la colazione e utilizzare gli spazi dedicati all’igiene personale, compresa la possibilità di fare una doccia calda. Sono servizi essenziali, soprattutto per chi non dispone di una sistemazione stabile e deve affrontare quotidianamente l’incertezza di non sapere dove trascorrere la notte. Ma l’obiettivo della struttura non è soltanto garantire un riparo: è anche creare un ambiente in cui le persone possano sentirsi accolte e rispettate. Il senso di appartenenza emerge dalle parole di uno degli ospiti, che considera il dormitorio come una casa propria: «Come a casa mia voglio che le regole vengano rispettate».
Uno degli aspetti più significativi del dormitorio di via Ardara è il coinvolgimento diretto degli ospiti nella gestione degli spazi comuni. Alcune persone ricevono incarichi di responsabilità, contribuendo a mantenere puliti e ordinati gli ambienti condivisi. È il caso di un ospite che, sentendosi parte della comunità, si impegna affinché le regole vengano rispettate e gli spazi siano curati. Responsabilità, partecipazione e rispetto reciproco diventano così elementi centrali della convivenza. Non si tratta soltanto di ricevere aiuto, ma anche di contribuire al benessere collettivo e di riconquistare un ruolo attivo all’interno di un gruppo. La sua testimonianza riassume questo legame: «Io qua mi sento come a casa mia».
Tra le storie raccolte da Maria Grazia Ledda durante la visita al dormitorio, colpisce quella di un giovane che ha affrontato problemi legati alla droga. Attraverso i microfoni di Radio Lina, ha voluto lanciare un appello a chi si trova in una situazione simile, invitando a informarsi sulle associazioni presenti sul territorio e sulle possibilità di ricevere sostegno. Il suo messaggio è diretto e significativo: «Se non chiedi aiuto, da solo non ce la farai mai». Una frase che mette in evidenza quanto sia importante superare la paura di chiedere aiuto e riconoscere che esistono percorsi e realtà in grado di offrire supporto. La sua testimonianza assume un valore che va oltre la singola esperienza, diventando un invito a non affrontare la sofferenza in solitudine.
La struttura è attualmente al completo e la richiesta di accoglienza continua a essere elevata: oltre 50 persone sono in lista d’attesa per un posto. Una situazione che evidenzia il bisogno di servizi dedicati alle persone senza una sistemazione adeguata e a chi attraversa momenti di grave fragilità. I volontari hanno bisogno di beni di prima necessità e invitano la cittadinanza a contribuire attraverso le donazioni. Anche piccoli gesti possono aiutare a sostenere l’attività quotidiana del rifugio e a garantire condizioni dignitose alle persone accolte. L’appello lanciato durante l’intervista richiama il valore concreto della solidarietà: «Le donazioni sono assolutamente ben accette».
La storia del dormitorio di via Ardara racconta una forma di solidarietà che si costruisce attraverso gesti quotidiani, ascolto e responsabilità condivisa. I 21 posti letto rappresentano una risorsa importante per Sassari, ma la lista d’attesa testimonia quanto sia necessario continuare a sostenere le persone in difficoltà e le realtà che se ne prendono cura. L’esperienza dei Guardian Angels dimostra come un rifugio notturno possa diventare anche uno spazio di relazione, in cui chi attraversa un momento difficile non viene identificato soltanto con il proprio disagio, ma può sentirsi nuovamente parte di una comunità. Il messaggio più forte arriva proprio da chi vive la struttura in prima persona: «Se non chiedi aiuto, da solo non ce la farai mai».
Intervista a cura di Simona De Francisci
Clicca qui per scoprire tutti i podcast di Radiolina