Il Comitato Insularità in Costituzione, guidato dalla professoressa Maria Antonietta Mongiu, lancia un forte allarme sulla crescente speculazione energetica in Sardegna, presentando un esposto alle procure e avanzando la proposta di un Piano Paesaggistico Regionale (PPR) dedicato alle zone interne dell’isola.

Secondo il comitato, supportato da un comitato scientifico è in corso un vero e proprio “assalto” delle rinnovabili. Dati alla mano: su 729 investimenti presentati al Ministero dell’Ambiente, il 53,7% ha già superato il primo passaggio autorizzativo. La presidente Mongiu denuncia un “nuovo colonialismo” energetico, evidenziando gravi disparità: progetti industriali ottengono autorizzazioni facilmente, mentre ai cittadini vengono imposte rigidissime regole urbanistiche anche per semplici modifiche domestiche.
Il comitato ha presentato un esposto alle procure per fare luce su come progetti invasivi abbiano potuto superare le normative di tutela paesaggistica. Aree come Anglona, Gallura, Nurra e Campidano hanno già subito danni irreversibili. Il comitato si interroga su come sia possibile che l’articolo 9 della Costituzione, riformato nel 2022 per proteggere ambiente e biodiversità, venga così apertamente ignorato. La denuncia è chiara: interessi economici stanno prevalendo sulla tutela del territorio e delle generazioni future.
La soluzione proposta è l’approvazione di un Piano Paesaggistico Regionale per le zone interne, sul modello di quello già attivo per le coste. Questo PPR esteso permetterebbe di riconoscere il valore paesaggistico dell’intero territorio sardo, applicando codici urbanistici omogenei e fermando l’attuale avanzata incontrollata dei progetti energetici. Il lavoro per il nuovo piano è già pronto dal 2015, costato un milione di euro e basato su uno studio dettagliato commissionato alle università sarde. Sono state individuate 250 tipologie di paesaggio agrario e numerose sottoclassi, pronte per essere inserite nel piano.
Nonostante un’audizione presso le Commissioni IV e V del Consiglio Regionale, il comitato non ha ricevuto alcuna risposta. Di fronte a questo silenzio istituzionale, si è deciso di ricorrere alla magistratura. Il comitato auspica che la giunta e il Consiglio Regionale si attivino per approvare il PPR, evitando l’attuale situazione di progetti sovrapposti e incertezza giuridica.
La professoressa Mongiu sottolinea che, sebbene la Sardegna produca già il 36% di energia da fonti rinnovabili, il decreto Frattin prevede un aumento del 280%, una crescita ritenuta insostenibile. Il comitato ribadisce che le energie rinnovabili non bastano senza un sistema di supporto e una pianificazione ordinata. Il PPR diventa quindi lo strumento imprescindibile per tutelare l’intero patrimonio ambientale e dare priorità alla qualità paesaggistica del territorio.
Infine, il comitato si chiede perché la Presidente Alessandra Todde non accolga le proposte avanzate da esperti sardi, gli stessi che hanno contribuito al processo di riforma costituzionale sull’insularità. Viene invocato un dialogo tra cittadini e istituzioni, come richiesto anche dalle normative europee, affinché ogni decisione che impatti il paesaggio e l’ambiente sia condivisa e trasparente.
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