La nomina dei dodici nuovi commissari delle aziende sanitarie da parte della Giunta Todde ha generato forti tensioni nel centrosinistra, con il Partito Democratico che ha disertato la seduta, parlando di un’istruttoria imperfetta sotto il profilo giuridico, tecnico e politico.

In un comunicato ufficiale, il Pd sardo ha motivato l’assenza contestando sia il metodo che i contenuti della delibera. Secondo il partito, l’iniziativa rischia di ostacolare l’attuazione della riforma sanitaria approvata a marzo, anziché agevolarla. Inoltre, «le problematiche della sanità non si risolvono con semplici commissariamenti». La presidente Alessandra Todde ha cercato di ridimensionare il caso, parlando di «posizioni diverse» e non di una vera frattura. Ha ribadito l’intenzione di mantenere unita la maggioranza, escludendo emergenze insanabili.
Il centrodestra ha definito l’operazione «una lotta per il potere», mentre gli ex direttori generali, licenziati con nove mesi di anticipo, stanno valutando ricorsi. I risarcimenti stimati si aggirano sui 3 milioni di euro, con il rischio di un doppio danno per i cittadini: servizi sanitari non migliorati e soldi pubblici spesi per errori politici.
Alcune forze di centrosinistra, come i Progressisti e AVS, non nascondono la preoccupazione per lo strappo, chiedendo un cambio di passo nei rapporti interni. Il Pd, pur dissentendo, assicura che parteciperà attivamente alla fase di riorganizzazione sanitaria.
A cura di Emanuele Dessì – Direttore delle testate giornalistiche del Gruppo Unione Sarda
Caffè Corretto del 29-04-2025
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