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Interviste

Sardegna, emergenza infermieri: al Brotzu ne mancano 300

micStefano Birocchi, Gianfranco Angionitoday2 Settembre 2026 11

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Brotzu, 600 candidati al concorso ma resta l’emergenza infermieri in Sardegna

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    Sardegna, emergenza infermieri: al Brotzu ne mancano 300 Giuseppe Valdes

 

Carenza di infermieri in Sardegna, personale precario, turni pesanti e reparti che non possono essere aperti per mancanza di operatori. È il quadro della sanità sarda tracciato da Gianfranco Angioni, rappresentante di USB Sanità, mentre al Brotzu di Cagliari è in corso una procedura concorsuale per l’assunzione di nuovi infermieri.

Sono circa 600 i candidati impegnati nelle prove per il concorso che prevede posti destinati al sistema sanitario regionale. Una selezione che arriva in un momento nel quale la carenza di personale infermieristico continua a rappresentare una delle principali criticità degli ospedali sardi.

Secondo Angioni, tuttavia, il solo ricorso ai concorsi non sarebbe sufficiente a risolvere il problema. La questione riguarda infatti anche la programmazione delle dotazioni organiche, la stabilizzazione del personale precario e le condizioni di lavoro degli operatori sanitari.

Infermieri (Immagine generata con l’intelligenza artificiale)

Brotzu, per USB Sanità mancano almeno 300 infermieri

Il dato indicato da USB Sanità è particolarmente significativo: al Brotzu mancherebbero almeno 300 infermieri rispetto alla dotazione organica necessaria. Il concorso in corso rappresenta quindi un’opportunità per rafforzare gli organici, ma secondo il sindacato non può essere considerato una soluzione definitiva alla carenza di personale.

La procedura è infatti un concorso unificato a livello regionale e, per il Brotzu, sono indicati 40 posti per infermieri. Nel frattempo, all’interno dell’ospedale di Cagliari continuano a lavorare anche numerosi professionisti con contratti a tempo determinato. Secondo Angioni, sarebbero circa 60 gli infermieri precari presenti nella struttura e una parte di loro potrebbe partecipare proprio alla procedura concorsuale.

Il rischio, secondo la lettura di USB Sanità, è che il concorso finisca per coprire posti già occupati da personale precario senza incidere realmente sul fabbisogno complessivo. Da qui la richiesta di una programmazione strutturale che tenga conto dei posti letto effettivamente utilizzati e dei carichi assistenziali reali.

Un esempio riguarda i reparti che possono avere una dotazione prevista per 38 posti letto ma che, nella pratica, arrivano ad assistere 50 o 60 pazienti. Per il sindacato, numeri di questo tipo rendono necessario rivedere i criteri con cui vengono determinate le dotazioni organiche degli ospedali.

La carenza non riguarda inoltre soltanto gli infermieri. La macchina sanitaria ha bisogno di tutte le professionalità che contribuiscono all’assistenza e al funzionamento delle strutture, compresi operatori sociosanitari, personale amministrativo e personale tecnico. Per questo USB Sanità chiede una strategia regionale complessiva sul reclutamento e sulla stabilizzazione.

Turni, riposi e reparti chiusi: la denuncia di USB Sanità

La carenza di personale si riflette direttamente sulle condizioni di lavoro degli operatori e sulla capacità degli ospedali di utilizzare pienamente i propri posti letto. Turni pesanti, riposi difficili da garantire e personale insufficiente sono alcune delle criticità evidenziate da Angioni.

Il problema emerge anche al Businco di Cagliari, dove secondo quanto denunciato dal sindacato ci sono due reparti da 14 posti letto ciascuno, per un totale di 28 posti letto non utilizzabili proprio per la mancanza di personale.

Si tratta di una situazione che, secondo USB Sanità, produce un paradosso: mentre il sistema sanitario avrebbe bisogno di aumentare la capacità di accoglienza e assistenza, alcuni posti letto rimangono inutilizzati perché non ci sono abbastanza professionisti per garantire l’attività dei reparti.

Il Brotzu rappresenta in questo scenario uno dei principali poli sanitari della Sardegna. La struttura garantisce assistenza continuativa e affronta quotidianamente un volume significativo di pazienti. Secondo Angioni, una parte del sistema riesce a reggere soprattutto grazie al sacrificio degli operatori sanitari, chiamati a fronteggiare una situazione di forte pressione.

Il sindacato chiede quindi alle istituzioni regionali e ai vertici delle aziende sanitarie di intervenire sulla programmazione degli organici. La richiesta principale è quella di privilegiare le assunzioni a tempo indeterminato e la stabilizzazione del personale che già possiede i requisiti, riducendo il ricorso strutturale al precariato.

Infermieri in fuga dalla Sardegna: stipendi e condizioni di lavoro

La carenza di infermieri non sarebbe legata soltanto alla disponibilità di professionisti formati. Il problema, secondo USB Sanità, è anche la capacità del sistema sanitario di trattenere chi ha già completato il proprio percorso professionale.

Un infermiere deve affrontare anni di formazione e, una volta entrato nel mondo del lavoro, può trovarsi a operare in condizioni caratterizzate da turni difficili, carichi elevati e difficoltà nel garantire ferie e riposi. Per Angioni, un sistema costruito sulla continua disponibilità degli operatori rischia di diventare insostenibile nel lungo periodo.

La questione riguarda anche il livello delle retribuzioni. Il rappresentante di USB Sanità sostiene che il personale del Brotzu sarebbe tra quello meno pagato in Sardegna, nonostante l’importanza del polo sanitario regionale. Per il sindacato, la questione salariale deve quindi entrare nella discussione sulla crisi del personale infermieristico.

In questo contesto si inserisce anche il dibattito sul possibile arrivo in Italia di infermieri provenienti dall’estero, compresa l’India. Secondo Angioni, il ricorso a professionisti stranieri può essere letto come un segnale della difficoltà del sistema nel formare, assumere e soprattutto trattenere il personale necessario.

La soluzione, nella prospettiva di USB Sanità, passa invece da una programmazione regionale delle assunzioni, dalla valorizzazione dei professionisti e dalla stabilizzazione del personale precario. Una strategia che dovrebbe considerare anche i lavoratori già presenti negli organici con part-time o altre condizioni contrattuali che possono limitarne la disponibilità per determinati turni o reparti.

Intervista a cura di Stefano Birocchi

La Strambata del 02-09-2026

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