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Gli Editoriali de L'Unione Sarda

Il destino dell’Ucraina – di Luca Lecis

today21 Ottobre 2025 23

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L’analisi del 21-10-2025 – Il destino dell’Ucraina

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    Il destino dell’Ucraina – di Luca Lecis Giuseppe Valdes

Il recente incontro alla Casa Bianca tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky si è risolto, come noto, in un nulla di fatto. Come ha lapidariamente affermato la Bbc il presidente ucraino è tornato a casa a mani vuote; Trump, infatti, si è rifiutato di fornire all’Ucraina i tanto desiderati Tomahawk, missili che con la loro gittata a lungo raggio avrebbero potuto causare importanti danni alle infrastrutture che alimentano lo sforzo bellico del Cremlino. Ancora una volta sembra che Trump abbia ceduto alle minacce di Mosca circa le conseguenze nefaste sulla potenziale escalation che il conflitto avrebbe subito, come dichiarato da Vladimir Putin.

Guerra in Ucraina (immagine simbolo).

I missili Tomahawk, plausibilmente, non avrebbero comunque inciso in modo significativo sulla guerra, ma tali armi rappresentavano una significativa leva strategica altamente simbolica: avrebbero consentito all’Ucraina di colpire duramente la produzione di petrolio e le capacità di raffinazione della Federazione russa, aggravandone la pressione economica. Ancora una volta, come è stato sarcasticamente rilevato, Putin viene premiato ingiustamente dal presidente statunitense, che gli ha offerto un incontro vis a vis, prossimo a svolgersi, a Budapest, nella tana di Orban, il più filoputiniano d’Europa. E si tratta in fondo di una crudele ironia. La riunione si terrà nella stessa capitale europea dove, 31 anni fa Stati Uniti, Regno Unito e Federazione Russia garantirono la sicurezza di Kiev in cambio del suo pieno disarmo nucleare (5 dicembre 1994).

Il cosiddetto Memorandum di Budapest pose fine a complessi negoziati che portarono a un preciso accordo e a chiare garanzie di sicurezza all’Ucraina in relazione all’adesione al Trattato di non proliferazione delle armi nucleari in cambio della rinuncia al potente arsenale nucleare (il terzo più grande al mondo). In cambio, i tre leader firmatari del Memorandum si impegnarono a rispettare l’integrità territoriale dell’Ucraina e l’inviolabilità dei suoi confini e, altresì, ad astenersi dall’uso della forza militare.

Come noto, la Federazione russa ha violato gli impegni assunti annettendo la strategica regione della Crimea nel 2014, proprio nel ventennale del Memorandum, dimostrando un assoluto disprezzo per gli accordi e le normative internazionali. Alle mire sulla Crimea si sarebbero aggiunte quelle sull’Ucraina orientale, suggellate poi dall’aggressione della famigerata operazione militare speciale del febbraio 2022. A oltre tre anni dall’invasione Mosca ha così ottenuto un insperato aiuto da Trump.

Nelle ultime ore indiscrezioni di importanti giornali americani riferiscono che il presidente Usa, nel faccia a faccia alla Casa Bianca, avrebbe praticamente imposto a Zelensky di cedere il Donbass per “non essere massacrato”. È tuttavia un momento delicato anche per Mosca perché se è vero che l’Ucraina fatica sempre di più a contenere gli attacchi russi, vilmente concentrati sulla popolazione civile e sulle infrastrutture energetiche, è la Federazione russa a essere più in affanno.

È sottoposta a una crescente pressione interna, nonostante la martellante propaganda che attecchisce anche in Occidente, il malcontento politico è in aumento, i ricavi delle esportazioni stanno crollando, le raffinerie sono sempre più paralizzate e le vittime sono in costante aumento. A fronte dei gravi errori strategici di Trump, spetta all’Europa dimostrare un autentico slancio alla causa ucraina.

Il recente sblocco di 140 miliardi di euro di beni russi congelati per finanziare la difesa dell’Ucraina rappresenta certo un promettente segnale, ma se anche le piazze europee si facessero sentire, tornando a riempirsi con manifestazioni di solidarietà, questa volta a sostegno di Kiev e agli inermi ucraini, questo sarebbe un segnale ancor più incoraggiante. Si dimostrerebbe non solo che l’Europa è unita e solidale con tutti i civili coinvolti loro malgrado nei conflitti, ma anche una compattezza potenzialmente capace di plasmare la percezione di Trump e indurlo a guidare la volata per la vittoria della pace.

Luca LecisUniversità di Cagliari

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