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Autovelox in Sardegna, cambiano le regole: quando è possibile fare ricorso? Fabio Leoni
Le nuove regole sugli autovelox in Sardegna segnano una svolta per automobilisti, Comuni e forze dell’ordine. Dal 12 luglio è entrato in vigore il decreto ministeriale che disciplina l’omologazione degli apparecchi destinati al controllo della velocità. L’obiettivo è rafforzare la sicurezza stradale e garantire maggiore certezza giuridica nelle sanzioni elevate. Durante l’intervista a Radiolina, il presidente di Adiconsum Sardegna, Giorgio Vargiu, ha spiegato: «Gli autovelox servono perché sono un sistema per risparmiare vite, evitare incidenti e garantire la sicurezza stradale; tuttavia, è necessario anche avere certezza del diritto».

Secondo Adiconsum Sardegna, il nuovo decreto introduce una procedura chiara per l’omologazione dei dispositivi utilizzati nei controlli della velocità. Le aziende produttrici dovranno ottenere l’approvazione ministeriale del prototipo, mentre ogni ente dovrà verificare annualmente taratura e corretto funzionamento dello strumento. Giorgio Vargiu sottolinea un passaggio fondamentale: «Nelle sanzioni devono essere indicati obbligatoriamente gli estremi del decreto di omologazione del dispositivo». Gli automobilisti potranno così consultare il censimento nazionale del Ministero e verificare se l’apparecchiatura risulti regolarmente autorizzata.

La classifica degli incassi vede Monastir superare i due milioni di euro, seguita da Decimomannu e Monserrato, riaccendendo il dibattito sull’equilibrio tra sicurezza e finalità economiche. Se un dispositivo non compare nel censimento nazionale, il cittadino può presentare ricorso al Giudice di Pace entro trenta giorni oppure al Prefetto entro sessanta giorni. Giorgio Vargiu evidenzia inoltre una nuova tutela prevista dalla normativa: «Se l’autovelox scatta una fotografia frontale, il dispositivo deve obbligatoriamente oscurare i volti delle persone presenti nell’abitacolo». In caso contrario, è possibile rivolgersi al Garante della Privacy.
Intervista a cura di Stefano Birocchi
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