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Inquinamento al Poetto: la microplastica invade la spiaggia Manuel Cozzolino
Il ritrovamento di pellet di plastica sulla spiaggia del Poetto ha fatto scattare le indagini della Guardia Costiera e della magistratura, mentre si cerca di ricostruire l’origine del materiale approdato sulla costa. “Abbiamo cercato di ricostruire il mistero dietro l’ondata di palline bianche che hanno ricoperto la spiaggia, soprattutto tra la quarta e la sesta fermata“, racconta Alessandra Ragas, giornalista de L’Unione Sarda.

Secondo le prime verifiche, sulla battigia sarebbero stati rinvenuti cinque sacchi contenenti circa venticinque chilogrammi ciascuno di piccoli granuli bianchi, simili alla fregola, utilizzati nell’industria della plastica. “Si tratta di un pellet minuscolo bianco, facilmente riconoscibile perché luccica al sole, anche quando resta nascosto sotto sabbia e alghe”, spiega la giornalista.
Molti frequentatori della spiaggia hanno scoperto la presenza dei granuli quasi per caso, spesso mentre i bambini scavavano nella sabbia, senza comprendere immediatamente di cosa si trattasse. “Un padre mi ha raccontato che inizialmente pensava fossero semplici chicchi di sale, finché suo figlio li ha trovati giocando con la paletta“, riferisce Ragas.
Le autorità ritengono probabile che il materiale provenga dal trasporto marittimo, favorito dalle intense mareggiate e dai forti venti meridionali che hanno interessato il Golfo di Cagliari. “Sappiamo che si tratta di materiale plastico, probabilmente prodotto da una multinazionale statunitense, ma stiamo ancora cercando di capire da dove sia arrivato”, sottolinea Alessandra Ragas.
Le indagini puntano a ricostruire l’intera filiera del materiale, verificando eventuali responsabilità legate alla dispersione accidentale oppure volontaria dei sacchi finiti in mare. “La Guardia Costiera è ancora sul posto via terra e via mare, mentre anche la magistratura è stata informata del caso“, afferma la giornalista.
Nel frattempo sono state diffuse precise indicazioni operative agli operatori balneari per limitare ulteriori conseguenze ambientali in caso di nuovi ritrovamenti lungo la costa del Poetto. “Ai bagnini è stato chiesto di allontanare immediatamente dalla spiaggia eventuali nuovi sacchi perché parliamo di un materiale altamente inquinante“, spiega Ragas.
Accanto all’emergenza dei pellet continua anche quella della Posidonia, particolarmente evidente nella zona della prima fermata, dove la battigia resta ricoperta dalle alghe accumulate durante le mareggiate. “Molti bagnanti parlano di una cartolina indecente e temono l’impressione che possano avere i turisti arrivati per la prima volta sull’isola“, racconta la cronista.
L’atmosfera sulla spiaggia appare comunque più improntata alla curiosità che all’allarme, anche se cresce la consapevolezza della gravità ambientale del fenomeno osservato nelle ultime ore. “Le persone erano incuriosite, ma non particolarmente preoccupate; molti continuavano normalmente la giornata di mare senza sapere cosa fossero quei granuli“, osserva Alessandra Ragas.
Le prossime ore saranno decisive per comprendere l’origine della dispersione dei pellet, individuare eventuali responsabilità e valutare possibili interventi di bonifica da parte delle istituzioni competenti. “Cercheremo di entrare in contatto anche con il Comune per capire quali saranno i prossimi passi e come si intenderà intervenire”, conclude Alessandra Ragas.
Intervista a cura di Giulio Zasso e Michele Ruffi
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