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Francesco Piu, l’anima del blues sardo Fabio Leoni
Francesco Piu, bluesman sardo, racconta il legame profondo tra blues, territorio e cultura musicale dell’Isola, partendo dall’origine della definizione di “musica del diavolo”. Il musicista spiega come questa espressione sia nata dalla contrapposizione storica tra gospel, musica religiosa e forme sonore più legate all’intrattenimento. «È stato un po’ bollato così, ma è tutt’altro che diabolica, direi», chiarisce Francesco Piu, restituendo al blues la sua autentica dimensione musicale. Una musica capace di attraversare epoche e confini, mantenendo intatta la propria forza espressiva e conquistando ancora oggi nuovi pubblici.

L’estate di Francesco Piu è stata caratterizzata da numerosi concerti e festival, tra Sardegna, Italia e appuntamenti internazionali, confermando una stagione particolarmente intensa. Per il bluesman, però, il valore più importante resta l’incontro diretto con il pubblico e la possibilità di condividere la musica dal vivo. «Quando trovo un bel pubblico do il massimo e il risultato è una bella serata per chi sta sotto e per chi sta sopra il palco», racconta. Secondo Piu, la Sardegna conserva ancora una forte voglia di concerti, cultura, partecipazione e condivisione attraverso la musica.
Il blues in Sardegna vanta una storia importante, costruita anche attraverso festival come Narcao Blues e Rocce Rosse, capaci di portare sull’Isola grandi interpreti internazionali. Francesco Piu sottolinea inoltre il ruolo fondamentale avuto da queste manifestazioni nella crescita delle nuove generazioni di musicisti sardi. «Hanno dato l’opportunità a noi musicisti, anche quando eravamo più pischelli, di poter vedere i nostri miti sul palco», ricorda l’artista. Il prossimo appuntamento sarà a Quartucciu, con il festival “Blues and Beer”, insieme ad Alberto Sanna e Andrea De Luca, dalle ore 19.
Intervista a cura di Francesca Figus
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