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Il post del Lunedì – Il mio Amico Fabio Leoni
Quando era piccolo mio fratello aveva un amico dal quale non si separava mai. Era un morbido bambolotto di pezza che chiamava Mio. Lo teneva sempre in braccio e gli spiegava il mondo per come lo vedeva lui. Gli raccontava quello che sapeva, quello che pensava, persino ciò che provava.
Naturalmente era un dialogo a senso unico. Mio non poteva parlare. Ma non era importante. Difficilmente mio fratello avrebbe avuto un rapporto così intenso con un bambino vero senza litigarci. Erano tempi a tecnologia zero. E le risposte ai nostri dubbi arrivavano da persone che, come noi, non le possedevano tutte.
Oggi ciascuno di noi può avere il suo Mio. Solo che questo parla. È sempre disponibile, sa quasi tutto, risponde, consiglia, corregge. Non dobbiamo neppure ricordare: basta sapere che possiamo chiederglielo.
L’intelligenza artificiale è il Mio di oggi. Con una differenza enorme: non si limita ad ascoltarci. Ci risponde. Così ci confidiamo, discutiamo, chiediamo consigli, fino quasi a dimenticare che dall’altra parte non c’è nessuno.
Può persino capitarci di chiederci: «Chissà cosa penserà di me.» È affascinante, utilissima e un po’ inquietante. Perché le stiamo affidando una parte della nostra memoria ma anche pezzi del nostro ragionamento.
Perché l’intelligenza artificiale non è un bambolotto di pezza ma è uno strumento nelle nostre mani. E potremmo accorgerci, un giorno, che anche noi siamo diventati uno strumento nelle mani di qualcuno. Senza sapere di chi.
Bepi Anziani
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