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Jeda e il legame con Cagliari: «Per me era la mia nazionale» Alberto Masu, Valentina Caruso, Fabiano Gaggini, Jeda
Il nuovo Cagliari, profondamente rinnovato durante il mercato, dovrà trovare rapidamente personalità, leadership e senso di appartenenza. È questo il punto centrale dell’analisi di Jeda, ospite della trasmissione Cagliari in diretta in vista della gara di Coppa Italia e della successiva sfida di campionato contro il Lecce. L’ex attaccante rossoblù, oggi impegnato anche come commentatore per Radio TV Serie A, ha sottolineato come i tanti cambiamenti abbiano modificato profondamente la squadra. «C’è un qualcosa che secondo me manca, non tanto la qualità, perché poi la qualità magari i ragazzi ce l’hanno, però c’è un qualcosa che secondo me manca», ha spiegato Jeda, indicando nell’identità collettiva uno degli elementi decisivi per affrontare una stagione difficile.

Per Jeda, il problema non riguarda esclusivamente il valore tecnico dei calciatori arrivati a Cagliari, ma la capacità del gruppo di costruire rapidamente una propria identità. La rosa è stata rivoluzionata e molti dei riferimenti che negli ultimi anni rappresentavano la continuità del gruppo non fanno più parte della squadra. L’ex rossoblù ha ricordato anche la mentalità della squadra con cui aveva conquistato una salvezza rimasta nella memoria dei tifosi.
Il rapporto tra Jeda e il Cagliari resta particolarmente intenso. L’ex attaccante ha raccontato di aver compreso già durante la sua esperienza in Sardegna quanto fosse speciale il legame con la città e con la tifoseria. Arrivato in un momento complicato, Jeda aveva immaginato una possibile salvezza e, una volta raggiunto l’obiettivo, ebbe la sensazione che quel gruppo fosse entrato nella storia del club. «Io pensavo solo questo: entreremo nella storia del Cagliari», ha ricordato, spiegando quanto quella stagione abbia contribuito a costruire il suo rapporto con la Sardegna.
Il legame con il Cagliari, secondo Jeda, è andato ben oltre la semplice esperienza professionale. La Sardegna è diventata una parte fondamentale della sua storia personale e calcistica, al punto da considerare la maglia rossoblù come qualcosa di unico. «Quando sono venuto qua per me Cagliari era la mia nazionale, cioè Cagliari era il massimo», ha dichiarato l’ex attaccante. Una frase che sintetizza il significato che la squadra e la città hanno assunto nel suo percorso e che spiega anche perché, ancora oggi, tornare a Cagliari gli dia la sensazione di tornare a casa.
Tra i nuovi giocatori arrivati al Cagliari, Jeda ha indicato in Daniel Maldini uno dei possibili protagonisti della stagione. L’ex rossoblù si aspetta molto dall’attaccante e vede nel suo arrivo anche un’opportunità di rilancio personale. «Io mi auguro che Maldini possa essere quel giocatore, soprattutto anche perché è arrivato per cercare di colmare quel lato che poi ha lasciato Esposito», ha spiegato Jeda. Secondo l’ex attaccante, Maldini potrebbe offrire non soltanto qualità tecnica, ma anche quella maturità necessaria per incidere nella fase offensiva.
L’analisi di Jeda si concentra anche sul modo in cui il Cagliari dovrà interpretare le partite. Contro l’Inter, a suo giudizio, la squadra ha mostrato coraggio e una certa capacità di costruire occasioni, ma ha anche concesso troppo. Il vero salto di qualità dovrà arrivare soprattutto negli ultimi metri. «Quando vai in avanti devi cercare di essere più decisivo, più feroce in attacco», ha sottolineato. Per Jeda, infatti, in Serie A non basta giocare bene: occorre trasformare le occasioni in gol e avere la personalità necessaria nei momenti determinanti.
La partenza di Leonardo Pavoletti e quella di Gabriele Zappa rappresentano, secondo Jeda, una questione che va oltre l’aspetto tecnico. Entrambi erano diventati figure riconoscibili dello spogliatoio e rappresentavano una continuità con il passato. «Quando si parla di questo mercato, secondo me la caratteristica è che sono arrivati tanti giovani», ha osservato Jeda, evidenziando come una rosa giovane debba necessariamente trovare nuovi punti di riferimento. La leadership, però, non si compra soltanto sul mercato: deve essere costruita e riconosciuta all’interno del gruppo.
Uno dei concetti più forti dell’intervista riguarda proprio il rapporto tra calciatore, persona e responsabilità. Jeda ritiene che un professionista debba comprendere il valore del rapporto con i tifosi e con l’ambiente che lo circonda. «Io ho sempre detto una cosa: secondo me il calciatore deve essere prima uomo, dopo calciatore. È il grande uomo che diventa calciatore, non il contrario», ha affermato. Una filosofia che l’ex rossoblù considera fondamentale anche per costruire un rapporto autentico con la città e con la tifoseria.
Jeda ha poi affrontato il tema del rapporto tra calciatori e tifosi, criticando quegli atteggiamenti di distanza che possono compromettere il legame con il pubblico. Per lui, chi acquista un biglietto, affronta un viaggio e va allo stadio merita attenzione e rispetto. «Quando una persona spende i soldi e fa strada per venire a vederci, negare qualcosa a loro secondo me è una cosa molto brutta», ha spiegato. Una foto, un autografo o un breve momento di confronto, secondo Jeda, rappresentano gesti semplici ma importanti per chi vive il calcio da tifoso.
Nel ricordo di Jeda, la squadra capace di conquistare la salvezza aveva costruito una particolare alchimia. Non era soltanto una questione di singoli giocatori, ma di responsabilità condivise e di convinzione collettiva. «Quella squadra era dotata di tanti leader», ha ricordato, sottolineando come la leadership fosse distribuita all’interno dello spogliatoio. Oggi, secondo l’ex attaccante, il Cagliari dovrà riuscire a ricreare qualcosa di simile, valorizzando i giocatori che possono assumersi responsabilità nei momenti più complicati.
Jeda ha parlato anche della sfida di campionato contro il Lecce, una partita che considera particolarmente significativa per la lotta salvezza. L’ex rossoblù vede diverse analogie tra le due piazze, soprattutto per il rapporto tra squadra, città e tifoseria. «Anche Lecce è molto simile a Cagliari da questo punto di vista, un grande attaccamento, un qualcosa che secondo me ti trasmettono tanto», ha osservato. Proprio per questo, secondo Jeda, sarà interessante valutare quale delle due squadre abbia operato meglio sul mercato e si sia maggiormente attrezzata per affrontare la stagione.
Il grande numero di operazioni effettuate dal Cagliari rappresenta una delle principali incognite dell’inizio di stagione. Jeda ha ammesso che una trasformazione così ampia non è comune e che sarà necessario tempo per permettere ai nuovi giocatori di conoscersi e assimilare le dinamiche della squadra. «Difficile, molto difficile. Non me la ricordo così rivoluzionata», ha commentato l’ex rossoblù parlando della propria esperienza da calciatore. Il lavoro dello staff e dello spogliatoio sarà quindi determinante per trasformare una rosa profondamente rinnovata in una squadra compatta.
Non è un caso che, quando gli è stato chiesto di scegliere una parola per il gioco rivolto agli ascoltatori, Jeda abbia indicato proprio «nostalgia». La parola, in portoghese saudade, racchiude il rapporto dell’ex calciatore con Cagliari e con una parte importante della sua vita. «Secondo me nostalgia», ha risposto Jeda, una scelta che sintetizza perfettamente il suo ritorno in Sardegna e il sentimento che ancora oggi lo lega alla città.
Jeda è tornato a Cagliari anche per una nuova esperienza professionale: il commento della partita per Radio TV Serie A. Un ruolo diverso da quello vissuto per tanti anni sul campo, ma che gli permette di raccontare il calcio da una prospettiva differente. «Mi è sempre piaciuto avere a che fare con la telecamera, poter raccontare da un’altra prospettiva, da ex calciatore, qualcosa a chi ascolta e a chi vede», ha raccontato. L’ex attaccante ha spiegato di vivere questa nuova avventura con tranquillità, anche grazie alla possibilità di confrontarsi con giornalisti, ex compagni e protagonisti del calcio.
Nel corso della conversazione non poteva mancare un riferimento a Ronaldinho, uno dei più grandi talenti della storia del calcio brasiliano. Per Jeda, il fantasista rappresenta in modo quasi perfetto il concetto di ginga, ovvero quella combinazione di fantasia, tecnica e leggerezza tipica della tradizione calcistica brasiliana. «Lui è il più grande rappresentante della ginga, della fantasia. Tutto quello che c’è di bello nel calcio, lui rappresenta quello», ha detto Jeda, ricordando il modo unico con cui Ronaldinho interpretava il gioco.
Il filo conduttore resta dunque l’appartenenza. Jeda considera il rapporto umano con la città e con i tifosi una componente fondamentale dell’esperienza calcistica e ritiene che il nuovo Cagliari debba costruire rapidamente un’identità riconoscibile. La qualità dei nuovi giocatori sarà importante, ma non potrà essere l’unico elemento decisivo. «Devi integrarti in maniera assoluta in una città o in un ambiente, capire che cosa è il popolo, che cosa rappresenta questa squadra», ha spiegato. È proprio questa, secondo Jeda, la sfida che attende il nuovo Cagliari: trasformare una rosa profondamente rinnovata in un gruppo capace di rappresentare nuovamente la propria città.
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