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Sardi Emigrati Uniti, nasce la federazione SEU Simona De Francisci, Sara Nicole Cancedda
Nasce ufficialmente SEU – Sardi Emigrati Uniti, la nuova federazione che punta a rafforzare il ruolo delle comunità sarde all’estero e nel resto d’Italia, promuovendo un legame concreto con le trasformazioni economiche, sociali e politiche dell’Isola. Al termine della due giorni di lavori a Firenze, che ha riunito 26 circoli in rappresentanza di sette regioni, Sara Nicole Cancedda è stata eletta presidente. Al centro del progetto, una nuova idea di emigrazione sarda: non soltanto memoria e tradizione, ma partecipazione attiva alle questioni che riguardano la Sardegna contemporanea.

Il punto di partenza della nuova federazione è il riconoscimento del ruolo dei sardi che vivono lontano dall’Isola. Nel suo intervento a Firenze, Sara Nicole Cancedda ha ribadito la necessità di superare una visione dell’emigrazione legata esclusivamente al ricordo del passato, valorizzando invece il contributo delle comunità emigrate alla società contemporanea.
«Chi è partito dalla Sardegna non è un corpo estraneo, ma parte integrante della comunità e, come tale, deve poter avere voce in capitolo», ha affermato la presidente di SEU.
L’obiettivo è fare in modo che i circoli e le associazioni dei sardi emigrati diventino luoghi di confronto e connessione tra l’Isola e i territori in cui le comunità si sono stabilite. Non spazi chiusi nella nostalgia, dunque, ma realtà capaci di dialogare con la società, raccogliere esigenze e contribuire al dibattito pubblico.
Come ha spiegato Cancedda durante l’intervista, «I circoli e le associazioni non sono dei luoghi in cui i sardi si ritrovano tra loro in una sorta di autosegregazione, ma sono dei porti che devono mettere in connessione la Sardegna, i suoi problemi di oggi, i suoi emigrati di oggi, quelli di ieri e i territori nei quali poi si sono insediati».
La nascita di SEU è stata accompagnata da un percorso di confronto interno che ha coinvolto i circoli e i delegati nella definizione delle linee programmatiche e dello statuto della federazione. Il lavoro preparatorio è partito nei mesi precedenti all’assemblea di Firenze, attraverso un questionario rivolto alla base associativa, seguito dalla costituzione di una commissione aperta e da ulteriori momenti di discussione.
Un metodo che, nelle intenzioni della presidente, ha permesso di raccogliere le diverse sensibilità presenti nella comunità dei sardi emigrati e di tradurle in un progetto condiviso.
«C’è stato un grande lavoro democratico per arrivare a questa elaborazione», ha sottolineato Cancedda, ricordando il percorso che ha portato alla definizione del documento. «Abbiamo cercato di dare la più ampia rappresentanza possibile a quelle che erano le istanze che venivano dalla base associativa».
Tra gli indirizzi fondamentali emergono il collegamento costante con la Sardegna attuale, l’attenzione ai problemi dell’Isola e la volontà di rappresentare anche le esigenze delle nuove generazioni di emigrati. Partecipazione, rappresentanza e apertura sono quindi elementi centrali dell’identità della nuova federazione.
Uno degli aspetti qualificanti del progetto SEU è la volontà di rendere le comunità emigrate più rappresentative della società contemporanea. La federazione intende superare una narrazione dell’emigrazione prevalentemente legata alle esperienze del passato, dando maggiore spazio a chi oggi vive, studia e lavora lontano dalla Sardegna.
In questo percorso, giovani e donne sono considerati componenti essenziali e permanenti della vita associativa, non presenze occasionali da coinvolgere soltanto in determinate circostanze.
Cancedda ha evidenziato la necessità di rivolgere l’attenzione alle trasformazioni in corso, affermando che tra i temi emersi dal confronto associativo c’è «la grande necessità di parlare all’emigrazione di oggi e non soltanto della memoria di quella di ieri».
La sfida della nuova federazione sarà quindi costruire una rappresentanza capace di interpretare le esigenze delle diverse generazioni, favorendo il dialogo tra chi ha lasciato l’Isola molti anni fa e chi, invece, vive oggi un’esperienza migratoria legata allo studio, al lavoro o a nuove opportunità professionali.
Tra le questioni indicate da Sara Nicole Cancedda come prioritarie per la nuova federazione c’è il tema dei trasporti da e per la Sardegna. La mobilità rappresenta una necessità fondamentale non soltanto per chi vive fuori dall’Isola e desidera mantenere un rapporto diretto con la propria terra, ma anche per i residenti, le imprese e tutti coloro che devono spostarsi per ragioni familiari, lavorative o economiche.
Il problema della continuità territoriale assume quindi una dimensione che va oltre l’esperienza dei singoli emigrati, coinvolgendo lo sviluppo economico e sociale della Sardegna e le possibilità concrete di collegamento con il resto del Paese.
Nel corso dell’intervista, la presidente ha richiamato il peso storico della questione, spiegando: «Sicuramente il tema storico dei trasporti costituisce, come sempre, un grosso problema per le comunità emigrate, ma anche per i sardi residenti nell’Isola, per le imprese e per le varie necessità per le quali è necessario spostarsi».
Per SEU, intervenire su questo fronte significa contribuire a dare visibilità alle difficoltà quotidiane delle comunità sarde e sostenere un sistema di collegamenti più adeguato alle esigenze di chi vive dentro e fuori dall’Isola.
La transizione energetica è un altro dei temi affrontati durante l’assemblea di Firenze. La nuova federazione intende seguire le scelte che riguardano il futuro energetico della Sardegna, ponendo l’accento sulla necessità che i processi di trasformazione rispettino le esigenze del territorio e il principio di autodeterminazione della comunità sarda.
Nel confronto è stato affrontato anche il tema dell’eventuale localizzazione di un deposito di scorie nucleari in Sardegna, rispetto al quale SEU ha dichiarato di aver assunto una posizione. Si tratta di questioni che, secondo la federazione, devono essere discusse tenendo conto delle ricadute ambientali, territoriali e sociali delle decisioni.
Cancedda ha inserito questi argomenti tra le priorità del dibattito, sottolineando: «Abbiamo parlato di transizione energetica, anche qui della necessità che sia salvaguardata l’autodeterminazione sarda».
La posizione della federazione si colloca dunque nel più ampio confronto sulle scelte strategiche che riguardano l’Isola, con l’intenzione di contribuire alla discussione anche attraverso la rete dei circoli attivi nel resto d’Italia.
L’agenda di SEU comprende anche l’autonomia regionale, la tutela delle lingue e le questioni nazionali che possono avere conseguenze specifiche sulla Sardegna. Durante la due giorni di Firenze è stato affrontato, tra gli altri argomenti, il tema del regime carcerario previsto dall’articolo 41-bis, con riferimento alla necessità, sostenuta dalla federazione, di una distribuzione equa dei relativi carichi tra l’Isola e il resto d’Italia.
Si tratta di questioni differenti, ma accomunate dalla volontà di mantenere alta l’attenzione sulle decisioni che incidono sul territorio sardo e sulla sua comunità. Per la nuova federazione, il fatto di vivere fuori dall’Isola non riduce il diritto di partecipare al dibattito sui suoi problemi né l’interesse verso il suo futuro.
Nel riepilogare i temi emersi a Firenze, Cancedda ha ricordato: «Abbiamo parlato del 41-bis e della necessità di un’equa distribuzione di carichi tra l’Isola e il resto d’Italia. Abbiamo parlato di autonomia regionale, di tutela delle lingue: insomma, i temi sono vari e sicuramente caldi anche in Sardegna».
La federazione punta così a diventare un interlocutore capace di seguire le questioni regionali e nazionali, promuovendo il confronto tra le comunità emigrate e i territori nei quali esse sono presenti.
La nuova federazione nasce con l’ambizione di mettere in rete esperienze, competenze e sensibilità differenti, rafforzando il collegamento tra i sardi emigrati e la Sardegna. I 26 circoli rappresentati a Firenze costituiscono la base di un percorso che mira a consolidare la partecipazione associativa e a dare maggiore visibilità alle istanze provenienti dall’Isola.
La sfida non è soltanto preservare le radici culturali e linguistiche, ma trasformare il senso di appartenenza in uno strumento di partecipazione alla vita pubblica. In questa prospettiva, le comunità emigrate possono contribuire a diffondere informazioni, alimentare il confronto e portare le questioni sarde all’attenzione dei territori in cui vivono.
È questo il ruolo di collegamento che Cancedda immagina per SEU, come ha spiegato chiarendo che i sardi emigrati non sono estranei ai problemi dell’Isola: «Ci toccano personalmente e anzi ci poniamo anche l’obiettivo di fare da amplificatore di queste istanze nei territori nei quali siamo operativi».
Un messaggio che riassume la direzione indicata dalla nuova presidente: un’emigrazione sarda protagonista, aperta alla società contemporanea e capace di partecipare attivamente alle scelte che riguardano il futuro della Sardegna.
Intervista a cura di Simona De Francisci
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